Dove investire oggi, durante l’estate 2026? Gli strumenti a disposizione sono tanti: azioni, crowdinvesting, fondi comuni, obbligazioni. Per questa ragione è importante fare una valutazione attenta prima di decidersi in un investimento, e considerare quali asset sono più promettenti, o meno rischiosi.
Dove conviene investire oggi, estate 2026?
Dove investire oggi, nell’estate 2026? E attraverso quali strumenti, con quali strategie e in che nicchia? Bisogna tenere conto che negli ultimi anni si sono prodotte notevoli innovazioni nelle modalità di investimento portate in campo dalla fintech, o tecnofinanza, che ha permesso di coniugare avanzamenti tecnologici e nuove modalità di investimento.
In questo articolo proveremo a fare un po’ di ordine. Nonostante tale contenuto non sia da considerarsi consulenza finanziaria, si forniranno spunti utili per chi vuole valorizzare i propri soldi con strumenti che vanno oltre il tradizionale mercato azionario. E tra i principali strumenti di investimento in cui conviene investire, si possono immediatamente indicare:
- equity Crowdfunding: permette di investire in startup e PMI innovative, acquisendo quote societarie con potenziale di crescita elevato
- real Estate Crowdfunding: offre la possibilità di partecipare a grandi progetti immobiliari con capitali ridotti e rendimenti proporzionali all’investimento
- minibond: consente di prestare capitale a imprese solide in cambio di cedole periodiche, garantendo flussi di cassa costanti
- sostenibilità ed energia: opportunità legate a progetti di transizione ecologica che uniscono l’impatto ambientale positivo a rendimenti finanziari
- asset class alternative: diversificazione del portafoglio attraverso investimenti in economia reale, meno correlati alla volatilità dei mercati quotati.
La tabella che segue riassume le classi di strumenti appena indicate, integrandole con profilo di rischio e orizzonte temporale.
Allo stesso tempo, si possono indicare questi, e altri strumenti di investimento, integrando anche la categoria del rendimento.
Investimenti sicuri al 4%
A giugno 2026 la soglia del 4% è molto più vicina di quanto non fosse a inizio anno sui titoli di Stato: il BTP decennale sfiora il 3,8% e un ulteriore rialzo BCE la porterebbe a ridosso di quel livello. Il cambiamento di scenario rispetto a febbraio è sostanziale: non serve più necessariamente accettare rischio di credito elevato o esporsi su mercati emergenti per puntare a rendimenti in quell’intorno.
Le opzioni più concrete a giugno 2026:
- BTP decennale sul mercato secondario: con rendimenti vicini al 3,8% lordo (è circa il 3,3% netto con la tassazione agevolata al 12,5%), è oggi una delle opzioni più accessibili per un rendimento fisso senza rischio cambio. Il rischio principale è il rischio prezzo: se i tassi continuano a salire, il valore del titolo sul mercato secondario scende
- BTP Italia Sì (emissione giugno 2026): titolo indicizzato all’inflazione FOI, durata 5 anni, collocato in esclusiva retail dal 15 al 19 giugno. Il tasso fisso minimo è 1,60% più la rivalutazione inflattiva semestrale. Con inflazione al 3,2% è lo strumento più direttamente pensato per difendere il potere d’acquisto. Dal 23 giugno è disponibile anche sul mercato secondario MOT
- conti deposito vincolati: Banca Progetto e ViViBanca offrono tassi lordi del 3,5% su depositi vincolati, con garanzia del Fondo Interbancario fino a 100.000 euro e senza rischio prezzo
- obbligazioni corporate investment grade: le emissioni bancarie e delle utilities europee si fanno più interessanti in un contesto di rialzo BCE. Da selezionare per emittente e scadenza, preferendo rating non inferiore a BBB e denominazione in euro
Chi punta al 4% netto deve fare i conti con la tassazione: 26% sulle rendite finanziarie ordinarie, 12,5% sui titoli di Stato italiani. Un BTP al 3,8% lordo rende circa il 3,3% netto. Per avvicinarsi al 4% netto occorre accettare un profilo di rischio leggermente più elevato, ad esempio con obbligazioni corporate BBB o esposizione a mercati emergenti investment grade.
Cosa rende il 5% annuo?
Ottenere il 5% annuo a giugno 2026 richiede una strategia più articolata rispetto a qualche mese fa: il cambio di rotta della BCE e la volatilità dei mercati azionari rendono meno scontato il mix classico azioni/obbligazioni.
Con un orizzonte di lungo periodo (almeno 10 anni), un portafoglio diversificato rimane la strada più solida. La composizione indicata per puntare al 5% annuo in questo scenario:
- 50–60% in azioni (ETF azionari globali o europei): la riduzione rispetto al tradizionale 75% riflette un contesto di tassi più alti e valutazioni sotto pressione, soprattutto nel settore tech. Europa e mercati emergenti selezionati offrono opportunità più interessanti degli USA in questa fase
- 30–40% in obbligazioni: con i rendimenti tornati su livelli attraenti, la componente obbligazionaria contribuisce attivamente al rendimento totale, non è più solo difensiva. BTP, bond investment grade e, in quota limitata, high yield selezionati
- 10% in asset reali o alternativi: oro, materie prime industriali o quote di fondi che investono in economia reale, come startup e PMI attraverso piattaforme di crowdinvesting, completano il portafoglio con una componente meno correlata ai mercati quotati
I costi restano un elemento critico. Commissioni e spese di gestione erodono il rendimento reale: su un obiettivo del 5%, anche l’1% annuo di costi fa la differenza nel lungo periodo. Gli ETF a basso costo rimangono lo strumento più efficiente per la componente di mercato.
Investire per difendere i propri risparmi
Attualmente sono molte le potenziali soluzioni per chi vuole investire, tanto sui mercati finanziari quanto attraverso altre soluzioni. Quello degli investimenti è un tema sempre più importante perché la crescita dell’inflazione impone strategie per tutelare i propri capitali.
Lasciando i risparmi sui conti correnti si rischia infatti di vedergli perdere valore. Secondo i dati ISTAT, negli ultimi due anni si è prodotta una perdita del potere d’acquisto pari al 9,8% in tutti i capitali rimasti congelati nei conti correnti.
Alla luce di questo dato, la scelta di investire non dovrebbe essere più considerata un semplice azzardo o una pura forma di speculazione finanziaria. Investire vuol dire anche difendere i propri risparmi o, in un contesto di innovazione come nel caso dell’equity crowdfunding, si può scegliere di investire per entrare a far parte della innovazione e puntare sulle startup o sulle PMI ad alto potenziale di crescita.
Cose da sapere per investire oggi, estate 2026?
A giugno 2026 il contesto macroeconomico è profondamente cambiato rispetto ai mesi precedenti: l’inflazione nell’Eurozona è risalita al 3,2% a maggio, la BCE si prepara ad alzare i tassi, e l’incerto quadro internazionale introduce un elemento di instabilità energetica che non era presente a inizio anno.
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi dell’0,25% nella riunione dell’11 giugno, portando il tasso sui depositi al 2,25% e quello di rifinanziamento al 2,40%. È il primo rialzo dopo quasi tre anni. Un secondo intervento a settembre è già nelle aspettative di diversi istituti, con un tasso sui depositi che potrebbe raggiungere il 2,50% entro fine anno.
Questo cambio di direzione ha implicazioni concrete per chi investe oggi:
- obbligazioni e BTP: i rendimenti sono tornati a salire. Il BTP decennale ha sfiorato il 3,8% a inizio giugno, con lo spread BTP-Bund consolidato oltre i 70 punti
- azioni: borse europee e Nasdaq hanno subito cali significativi, trainati dai timori sui tassi e dalla rotazione fuori dal settore tech. La selettività sugli asset è tornata centrale
- materie prime: la guerra in Iran ha riportato l’oro ai massimi storici e alimentato la volatilità delle commodity energetiche
- liquidità: con tassi in rialzo, i conti deposito e i fondi monetari tornano a offrire rendimenti più interessanti, con minor rischio rispetto all’azionario
In questo scenario, diversificazione, selettività settoriale e attenzione al ciclo monetario sono più che mai elementi chiave per chi vuole investire nel 2026.
Su cosa conviene investire nell’estate 2026?
A giugno 2026 lo scenario è più selettivo: con la BCE in rialzo e i mercati azionari sotto pressione, la qualità dei fondamentali conta più del momentum. La composizione del portafoglio va rivista alla luce del nuovo ciclo monetario, ma alcune società mantengono un profilo solido anche in questo contesto.
Azioni value italiane ed europee:
- Intesa Sanpaolo: i tassi più alti ampliano il margine di interesse netto delle banche. Intesa Sanpaolo mantiene struttura dei costi efficiente e dividendi elevati: in un contesto di rialzo BCE il settore bancario è tra i pochi che migliora i propri fondamentali
- Snam S.p.A.: il contesto energetico post-conflitto in Iran rafforza il ruolo strategico delle infrastrutture gas in Europa. Profilo difensivo con dividendi regolari e beneficio indiretto dall’accelerazione sulla sicurezza energetica e sul piano idrogeno
Azioni growth:
- Ferrari N.V.: il modello luxury con pricing power elevato e domanda anelastica al ciclo economico la rende resiliente anche in fasi di tassi alti. Margini elevati e lista d’attesa confermano la forza del brand
- WIIT S.p.A.: i risultati del 2025 e del primo trimestre 2026 confermano la solidità del modello. Ricavi adjusted 2025 a 167,9 milioni (+5,9%), EBITDA adjusted (che indica la redditività considerando la sola gestione operativa) a 66,9 milioni (+15,2%), margine al 39,8%. Nel Q1 2026 EBITDA +9% a 17,2 milioni, ricavi ricorrenti al 90,9% del totale e debito netto in calo di 19 milioni. Il modello basato su ricavi ricorrenti mission critical la rende strutturalmente più difensiva rispetto ai tipici titoli growth tech: la pressione da tassi alti sulle valutazioni è reale, ma i fondamentali non giustificano cautela
Dove investire concretamente oggi, estate 2026?
Le modalità di investimento dunque sono molteplici. Di seguito una tabella che passa in rassegna le alcune tra le possibilità che si presentano agli occhi di un investitore.
Ognuna di queste possibilità presenta dei potenziali vantaggi e dei rischi, senza dimenticare come ogni investimento deve essere calibrato sulla base dei propri obiettivi. Se ad esempio un investitore vuole ottenere un ritorno economico che sia almeno il doppio dell’inflazione, allora il conto deposito potrebbe non essere la soluzione ideale. In molti casi, infatti, offrono rendimenti bassi e al di sotto dell’aumento generale dei prezzi.
Un altro fattore da considerare è l’orizzonte temporale dell’investimento, se si ha un’ottica di lungo periodo o di breve periodo. L’espressione orizzonte temporale corrisponde, nella pratica, all’arco di tempo nel quale l’investitore decide di rinunciare ad una parte della propria disponibilità finanziaria, tenendo sempre in considerazione le necessità del proprio bilancio personale.
L’importanza del portafoglio finanziario e del rischio
Prima di decidere come investire occorre capire cos’è un portafoglio finanziario. Con questo termine si intende l’insieme delle attività finanziarie detenute da una persona o da un’istituzione, comprese le società e i fondi.
Il portafoglio può contenere azioni, obbligazioni, liquidità, materie prime, o altri strumenti finanziari come fondi e polizze. E può includere anche titoli non negoziabili, ad esempio opere d’arte o investimenti privati.
Un portafoglio finanziario si compone attraverso due principali criteri: l’asset class e l’asset allocation. L’asset class permette di definire i diversi gruppi di investimenti finanziari in base a logiche di specificità e di performance, o rendimento, sul mercato. L’asset allocation permette di definire, in termini percentuali, il capitale di rischio ripartito nelle diverse classi di investimento.
Vanno quindi considerati due fattori legati al profilo di rischio:
- la capacità di rischio, ovvero la capacità del cliente di assorbire una eventuale diminuzione del valore degli investimenti senza che la perdita comporti un effetto negativo sullo standard di vita
- la propensione al rischio, che indica la capacità di sopportazione del rischio di un investitore. In pratica, possono esserci persone che preferiscono avere rendimenti bassi e investimenti a basso rischio. Altri investitori invece prediligono attività più rischiose ma anche, potenzialmente, più remunerative.
Come può essere definito “sicuro” un investimento?
Un investimento viene definito sicuro quando presenta un basso rischio di perdita del capitale inizialmente investito. Gli investimenti sicuri, inoltre, tendono a offrire rendimenti più prevedibili e stabili, anche generalmente più bassi rispetto a quelli più rischiosi. Questi tipi di investimenti sono particolarmente adatti a chi è nuovo nel mondo degli investimenti, ed ha un profilo di rischio basso, o per chi preferisce evitare grandi oscillazioni nel valore dei propri risparmi, schivando la volatilità dei mercati.
Possono essere definiti investimenti sicuri i conti di deposito bancario, i buoni del tesoro e le obbligazioni. Questi strumenti finanziari godono del supporto di emittenti solide e credibili, come banche o governi, che si impegnano a restituire il capitale investito più gli interessi concordati.
Scegliere i libretti postali di risparmio
Una prima possibilità d’impiego dei propri capitali è data dai libretti postali. Si tratta di strumenti di risparmio offerti da Poste Italiane, emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti. I libretti postali sono, in estrema sintesi un conto corrente bancario, con cui è possibile depositare e ritirare denaro e in qualsiasi momento, senza alcun vincolo temporale o obbligo di versamenti periodici.
Si possono indicare alcuni prodotti Deposito Supersmart:
- Open: durata 360 giorni, rendimento lordo 1,50%
- Young: 180 giorni, rendimento lordo 2,00%
- Pensione: 364 giorni, rendimento lordo 2,00%
- Rinnova: 540 giorni, rendimento lordo 1,75%
I tassi di interesse variano in base al tipo di libretto scelto, così come l’età minima di apertura e la possibilità di svolgere operazioni online possono essere diverse. Anche la tassazione sui libretti postali varia in base al tipo di libretto, oltre che al reddito del titolare. In generale i rendimenti dei sono soggetti ad una tassazione:
- del 26% per i redditi inferiori a 5.000 euro
- del 26% più una addizionale del 3% per i redditi superiori a ai 5.000 euro.
I rendimenti dei libretti postali sono generalmente piuttosto bassi, ma in compenso offrono la garanzia del rimborso del capitale investito, senza dimenticare la possibilità di effettuare prelievi in qualsiasi momento senza penalizzazioni. Sono quindi utilizzati come strumenti di risparmio sicuri e convenienti, specie per chi non vuole correre rischi e preferisce avere sì un basso rendimento, ma a favore di una maggiore tranquillità.
Materie prime: diversificazione e protezione nel 2026
A giugno 2026 le materie prime sono tornate prepotentemente al centro dell’attenzione: l’instabilità in Medio Oriente ha fatto impennare i prezzi energetici, spingendo l’inflazione nell’Eurozona al 3,2%, mentre l’oro ha toccato nuovi massimi storici intorno ai 4.470 dollari l’oncia.
L’oro svolge in questa fase un duplice ruolo: bene rifugio rispetto all’instabilità geopolitica e copertura dall’inflazione in risalita. Chi aveva già una posizione sull’oro nei mesi precedenti ha beneficiato di una performance significativa. Per chi entra ora, il livello di prezzo impone cautela: l’esposizione è opportuna come componente difensiva del portafoglio, non come scommessa speculativa.
Sul fronte delle commodity industriali:
- petrolio e gas: la guerra in Iran ha amplificato la volatilità. L’esposizione diretta è rischiosa nel breve; più gestibile tramite ETF su commodity energetiche diversificate
- rame: legato all’elettrificazione e alle infrastrutture per la transizione energetica, mantiene fondamentali di lungo periodo solidi nonostante la pressione della domanda cinese in rallentamento
- metalli rari e semiconduttori: la concentrazione della produzione in pochi paesi li rende strategici e volatili al tempo stesso
Per l’investitore retail, l’esposizione alle materie prime avviene più efficacemente tramite ETF settoriali o fondi diversificati, che distribuiscono il rischio su più commodity.
Investire in azioni
L’azione rappresenta una quota del capitale di un’azienda. Possedere un pacchetto di azioni pertanto comporta l’essere proprietari di una percentuale della società.
Cosa vuol dire allora investire in azioni quotate? Significa in sostanza acquistare parte di un’azienda quotata in Borsa, di cui si diventa soci. Lo scopo dell’investimento è quello di generare nel tempo un ritorno economico, definito anche ROI (return of investiment) per esempio rivendendo le azioni quando il loro prezzo sarà aumentato. Oppure si può mantenere il possesso degli asset per ricevere gli eventuali dividendi, qualora la società decidesse di distribuire gli utili.
In che modo sono distribuiti gli utili? Periodicamente, ad esempio con la trimestrale o la semestrale, le società presenti in Borsa sono obbligate a presentare un resoconto dei risultati di bilancio. All’interno di tali comunicazioni sono indicati gli utili generati nel periodo di riferimento. A questo punto la dirigenza della società può proporre agli azionisti la loro distribuzione, totale o parziale.
Nella modalità più semplice, l’utile viene suddiviso per il numero di azioni. Esistono tuttavia dei casi particolari. Si pensi alle azioni privilegiate o quelle di risparmio, che hanno diritto a una percentuale di distribuzione maggiore rispetto alle azioni standard.
Tra le azioni ad alta capitalizzazione azionaria, blu chip, utili negli investimenti a lungo tempo, per il 2026 si possono indicare Coca Cola, Nike, Apple e Tesla.
Diventare azionisti e poter guadagnare
Dopo aver acquistato azioni ed essere quindi divenuti soci, si ha generalmente la facoltà di partecipare in parte alla gestione dell’impresa. Questa gestione accade attraverso un diritto di voto che è proporzionale alla percentuale posseduta, da far valere durante le assemblee.
Bisogna tuttavia fare attenzione: i piccoli azionisti non possono fare nulla a meno che non si aggreghino, in modo tale da avere una percentuale complessiva più incisiva.
Chi possiede un’azione ha due modalità per guadagnare:
- incassando il dividendo
- rivendendo le azioni in possesso qualora il loro valore fosse aumentato.
Bisogna sempre ricordare che il prezzo delle azioni oscilla: può accrescere o diminuire. Solitamente il valore delle azioni dipende dall’andamento dell’azienda. Per esempio, se una società pubblica un bilancio con un chiaro aumento degli introiti e con una previsione di ulteriore espansione, il prezzo potrebbe salire. In caso di dati negativi e prospettive poco incoraggianti, il valore potrebbe scendere.
Inoltre, vi sono anche contesti generali e macroeconomici che possono impattare sul prezzo delle azioni. Se ad esempio le prospettive economiche di una nazione vengono giudicate positivamente dai mercati per le scelte del suo Governo, sono più probabili dei rialzi in Borsa.
Investire in obbligazioni nell’estate 2026
A giugno 2026 il mercato obbligazionario offre rendimenti interessanti: con tassi BCE ancora elevati e un’inflazione ancora da monitorare, i titoli di Stato italiani e le obbligazioni corporate di qualità possono tornare a essere una componente interessante del portafoglio.
Le principali opzioni da considerare sono:
- BTP decennale: rendimento vicino al 3,8% lordo, circa 3,3% netto con la tassazione agevolata al 12,5%. Quotato sul MOT, acquistabile in qualsiasi momento. Il rischio principale è il rischio prezzo: se i tassi salgono, il valore sul secondario può scendere.
- BTP Italia Sì: titolo indicizzato all’inflazione FOI, durata 5 anni, tasso fisso minimo 1,60%. Collocamento retail dal 15 al 19 giugno. È pensato per proteggere il potere d’acquisto nel tempo.
- BTP Valore: cedole fisse crescenti step-up, non indicizzate. Preferibile per chi cerca un flusso cedolare certo e non punta all’indicizzazione all’inflazione.
- BOT e BTP Short Term: scadenze brevi, in genere con rischio prezzo più contenuto rispetto ai titoli a lunga durata.
- Corporate investment grade: le emissioni bancarie e delle utility europee possono offrire cedole più alte, da valutare però per emittente, scadenza e rating.
In un contesto di tassi ancora alti, le obbligazioni a lunga scadenza restano più esposte alla volatilità di prezzo rispetto a quelle brevi. Chi vuole ridurre il rischio prezzo tende a preferire scadenze sotto i 3 anni o strumenti molto difensivi.
PAC, cos’è e come funziona
Il PAC, Piano di Accumulo di Capitale, è uno strumento che sta aumentando la popolarità anno dopo anno. Questo perché sempre più investitori lo considerano un modo vantaggioso per risparmiare e valorizzare i propri soldi.
Ma bisogna sempre porre attenzione ai costi, e valutare bene i rischi e i benefici annessi. Un piano di accumulo di capitale consente di accantonare una cifra con rate periodiche che vengono poi investite da un operatore intermediario (per esempio banche o società di gestione del risparmio).
Generalmente, il cliente può scegliere se pagare con cadenza mensile o annuale. In questo modo è facile controllare il proprio bilancio e investire senza sborsare cifre astronomiche in un colpo solo.
Magari avviando un PAC azionario, i cui fondi saranno tutti investiti in azioni, da 100 euro al mese. E grazie all’interesse composto, che consiste nel reinvestire i profitti ottenuti dall’investimento, nel lungo termine i soldi accumulati sono destinati a variare in base all’andamento degli investimenti, con buone probabilità di crescita se si è disposti ad attendere il momento giusto per disinvestire.
PAC interessanti sono offerti da istituti come Fineco, che propone il servizio Replay ETF, e Scalable Capital, che offre PAC flessibili e a basso costo.
Investire in un conto deposito
Il conto deposito è uno strumento di investimento particolare. La prima caratteristica è che si appoggia a un conto corrente tradizionale. Tramite questa modalità permette di ottenere, sulle somme selezionate per il conto deposito in banca, una rendita a rischi bassissimi. Però anche il rendimento è generalmente contenuto.
Nella pratica, il conto deposito prevede un’operatività ridotta con il vincolo di una somma, selezionata dal cliente, per un determinato periodo. Ad esempio, posso vincolare 5.000 euro per 6 mesi, durante i quali non potrò utilizzare i soldi vincolati, e riceve il tasso d’interesse previsto dalla banca.
Esistono durate anche di 3, 12, 18 o 60 mesi. Maggiore il periodo, più cospicua la proposta di rendimento della banca.
- Banca Progetto – Conto key non svincolabile: offre un tasso lordo del 3,5% su depositi vincolati
- ViViBanca – ViViConto Extra: propone un tasso lordo del 3,5% su depositi vincolati
- MeglioBanca – Conto deposito con cedola unica a scadenza: fornisce un tasso lordo del 3,25% su depositi vincolati
- Trade Republic – Interesse sulla Liquidità: offre un tasso lordo del 3% su depositi liberi
- Scalable Capital – Conto Deposito PRIME+: propone un tasso lordo del 3% su depositi liberi.
Obbligazioni societarie investment grade
Le obbligazioni investment grade sono titoli di debito emessi da società o enti governativi considerati di qualità creditizia relativamente elevata. “Investment grade” indica che queste obbligazioni sono ritenute sicure con rischio di credito relativamente basso.
La loro valutazione avviene da parte di agenzie di rating del credito quali Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, che assegnano loro una valutazione basata sulla capacità dell’emittente di rimborsare il debito. Nello specifico, la classificazione come “grado d’investimento” avviene nei casi di valutazione di BBB o superiore da parte delle agenzie di rating, e le categorie comuni includono AAA, AA, A e BBB.
All’interno della categoria “investment grade”, ci possono comunque essere differenze di rischio. Ad esempio, le obbligazioni con una valutazione AAA sono considerate di qualità superiore rispetto a quelle con una valutazione BBB. Gli investitori spesso considerano le obbligazioni investment grade come una più sicura rispetto alle obbligazioni ad alto rendimento o “high yield”, che sono emesse da entità con una qualità creditizia inferiore.
Le obbligazioni investment grade sono spesso preferite da investitori e istituzioni che cercano un flusso di reddito stabile e sono disposti ad accettare un rendimento inferiore in cambio di una maggiore sicurezza creditizia.
Fondi monetari
I fondi monetari sono strumenti utili alla gestione della liquidità per aziende assicurative, fondi pensione e fondazioni. Questi fondi, che hanno raggiunto una dimensione di circa USD 5.100 miliardi negli Stati Uniti e 1.000 miliardi di USD in Europa, investono principalmente in strumenti a breve termine quali obbligazioni a tasso variabile e depositi a termine. Sono altamente liquidi e offrono diversificazione, accanto ai depositi bancari tradizionali.
La loro utilità risiede nella gestione efficiente della liquidità, permettendo agli investitori di partecipare a un portafoglio più diversificato. I fondi monetari sono comunque soggetti a limiti di liquidità, durata e requisiti di rating, al fine di garantire la sicurezza degli investimenti.
Gli investitori privilegiano i fondi monetari proprio per la loro elevata liquidità, la possibilità di accesso quotidiano al contante investito e per i rendimenti competitivi rispetto ai tassi di interesse correnti. Va specificato che la definizione di “fondo monetario” è ampia e copre diversi tipi di fondo oltre che di orizzonti temporali di investimento. È particolarmente importante per gli investitori esaminare attentamente il prospetto del fondo per valutare il profilo di rischio.
Si possono indicare:
- iShares € Cash UCITS ETF (ISIN IE000JJPY166): per il 2026 le stime indicano un rendimento annuo compreso tra 1,4% e 1,7%
- Morgan Stanley Euro Liquidity Fund: le previsioni per il 2026 collocano il rendimento medio in un intervallo stimato tra 1,6% e 1,9%.
Debito dei mercati emergenti e high yield: rendimento e rischio consapevole
Il debito dei mercati emergenti e le obbligazioni high yield tornano al centro dell’attenzione nel 2026, complice un possibile scenario di stabilizzazione dei tassi di interesse. Questi strumenti offrono rendimenti potenzialmente più elevati rispetto alle obbligazioni investment grade, a fronte però di un rischio maggiore.
Nel caso dei mercati emergenti, il debito sovrano e corporate può beneficiare di economie in crescita, miglioramento dei fondamentali e, in alcuni casi, di politiche fiscali più disciplinate. Le obbligazioni high yield, invece, riflettono la capacità di aziende con rating più basso di rifinanziarsi e crescere in un contesto macro più favorevole. Il tema centrale resta la selezione, sia geografica sia settoriale.
Per l’investitore retail, l’accesso avviene prevalentemente tramite fondi o ETF diversificati, che consentono di ridurre il rischio specifico del singolo emittente. In una strategia complessiva, questi strumenti possono contribuire a incrementare il rendimento atteso del portafoglio, purché inseriti con un peso coerente e una visione di medio periodo.
Certificati di deposito
I certificati di deposito sono prodotti bancari di investimento in cui il denaro viene depositato presso un istituto di credito ed è vincolato per un periodo concordato. Alla scadenza del certificato, il cliente si vede restituito il capitale con gli interessi maturati nel frattempo.
I certificati di deposito offrono un basso rischio e rendimenti stabili e prevedibili. La loro durata può variare dai 2 ai 5 anni, e il rendimento può essere fisso o variabile, con interessi pagati periodicamente o alla scadenza. Esistono diverse tipologie di certificati di deposito, come quelli a tasso fisso, a tasso fisso con premio finale, a tasso fisso one coupon, quindi con pagamento in unica soluzione, a tasso fisso crescente step-up, ovvero a tasso fisso crescente su basse annua, e infine a tasso variabile. La scelta dipende dalle preferenze del cliente in termini di rendimento e modalità di pagamento degli interessi. La versatilità è un vantaggio tipico di questa forma di investimento.
I certificati di deposito offrono una buona sicurezza del capitale investito, grazie all’azione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, in grado di garantire protezione fino a 100.000 euro in caso di insolvenza della banca. Ulteriori vantaggi includono tassi di interesse garantiti, liquidità garantita, con costi previsti in caso di sblocco anticipato, facilità d’accesso e la possibilità di diversificare il portafoglio con uno strumento sicuro.
Investire in fondi comuni
Investire in fondi comuni vuol dire partecipare alla raccolta di capitale da parte di più risparmiatori. Il capitale raccolto viene gestito da professionisti, che si incaricano di diversificare l’investimento in strumenti quali obbligazioni, azioni, oppure materie prime.
E proprio la diversificazione è uno dei due pilastri che reggono i fondi comuni, insieme agli operatori specializzati, che operano scelte di investimento con l’obiettivo di massimizzare i profitti e minimizzare i rischi complessivi.
In un fondo comune convergono quindi tre principali realtà. Innanzitutto i risparmiatori, con il proprio capitale. Seguono le SGR, le Società di Gestione del Risparmio, che si occupano sia di raccogliere sia di gestire il capitale raccolto. Infine c’è la banca depositaria, che custodisce i titoli. Questa funzione è estremamente importante, perché permette di separare il patrimonio riconducibile al fondo dai patrimoni della SGR e della banca che ha gestito la vendita delle quote del fondo.
Il capitale viene versato in un fondo comune attraverso due modalità: il piano di accumulo oppure il piano di investimento capitale, che si esplica con un versamento in unica soluzione. Due
Due esempi di fondi comuni sono:
- Artemis Global Income Fund: tra i più acquistati del 2025, con forte performance nei settori difensivi e reddito
- Ranmore Global Equity Fund: altro tra i top 10 più sottoscritti, performance stabile da diversi anni ormai.
Mercati emergenti: azioni e valute tra crescita e volatilità
Nel 2026 i mercati emergenti continuano a rappresentare una delle principali aree di crescita potenziale a livello globale. Diverse economie dell’Asia, dell’America Latina e di alcune aree dell’Africa beneficiano di trend strutturali favorevoli, come l’aumento della popolazione attiva, l’urbanizzazione e lo sviluppo industriale, rafforzando il loro peso nei flussi economici internazionali.
Tra i principali mercati emergenti di interesse si possono citare:
- India, sostenuta da una forte crescita demografica, digitalizzazione dei servizi, investimenti infrastrutturali e sviluppo del settore tecnologico
- Vietnam e Sud-Est asiatico, favoriti dal reshoring produttivo (ovvero dal ritorno nel Paese delle attività produttive), dall’espansione manifatturiera e dall’aumento dei consumi interni
- Brasile, rilevante per risorse naturali, agribusiness, energia e dimensione del mercato domestico.
- Messico, beneficiario della vicinanza agli Stati Uniti, del nearshoring industriale (ovvero della collocazione della produzione nei Paesi vicini ai mercati che assorbiranno i prodotti) e di una base manifatturiera competitiva
- alcuni Paesi africani, come Kenya o Nigeria, caratterizzati da crescita dei servizi digitali, fintech e infrastrutture di base.
Dal punto di vista azionario, molte società emergenti operano in settori chiave come tecnologia, energia, infrastrutture e consumi interni. In diversi casi le valutazioni risultano più contenute rispetto ai mercati sviluppati, offrendo potenziali margini di crescita per investitori con un orizzonte di medio-lungo periodo.
Sul fronte valutario, le valute emergenti possono offrire rendimenti interessanti, ma restano esposte a maggiore volatilità, dipendenza dalle materie prime e rischio geopolitico.
I buoni fruttiferi postali
I buoni fruttiferi postali, così come i libretti di risparmio postale, rappresentano quanto viene definito risparmio postale. Sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, S.p.A. controllata dal Ministero della economia e delle finanze, sono venduti da Poste Italiane e sono garantiti dalla Stato.
Attualmente sono presenti sia in forma cartacea che in forma dematerializzata, e possono essere definiti come titoli che garantiscono che il capitale investito sia restituito, con relativi interessi. Sono titoli piuttosto sicuri, con rendimento basso, perché non sono soggetti alle conseguenze della volatilità del mercato.
Allo stesso tempo, hanno una tassazione piuttosto bassa, pari al 12,5%, e il loro rendimento nominale parte da percentuali dello 0,15%, per quindi salire. Risultano interessanti:
- Buono 4 Anni Plus: durata di 4 anni, con un tasso annuo lordo a scadenza del 2%. Ideale per investimenti a breve termine
- Buono 3×2: durata massima di 6 anni, con possibilità di rimborso dopo 3 anni. Rendimento annuo lordo fino al 2,25% a scadenza
- Buono 3×4: durata fino a 12 anni, con rendimenti fissi crescenti. Possibilità di rimborso con interessi maturati dopo 3, 6 o 9 anni. Rendimento annuo lordo del 2,50% a scadenza
- Buono Ordinario: durata di 20 anni, con rendimenti fissi crescenti. Interessi riconosciuti dopo 1 anno dalla sottoscrizione e successivamente ogni bimestre. Rendimento annuo lordo fino al 2,75% a scadenza.
Crowdinvesting: Equity Crowdfunding e minibond
Il Crowdinvesting è una modalità di investimento che consente a tutti, persone fisiche e giuridiche, di investire online in startup e PMI che non sono quotate in Borsa, e si divide in due categorie principali:
L’Equity Crowdfunding, in particolare, permette di investire nelle società che puntano aumenti di capitale attraverso le piattaforme web autorizzate. In parole semplici, si tratta di finanziare un’impresa attraverso una raccolta aperta anche a investitori comuni.
In Borsa questa attività si può svolgere attraverso l’acquisto di azioni, grazie a un qualsiasi sistema di trading. Ma per investire in aziende non quotate, senza soluzioni fintech, servirebbero un notaio e tanti passaggi burocratici. Inoltre è molto difficile entrare in contatto con startup e PMI che deliberano aumenti di capitale, per la maggior parte delle persone è nei fatti impossibile.
L’Equity Crowdfunding invece risolve tutti questi problemi, permettendo a tutti di investire, anche importi relativamente contenuti, come ad esempio 5000 euro. È importante ricordare che si tratta di un investimento ad alto rischio, per cui è bene conoscerne tutti gli aspetti prima di iniziare.
I minibond sono invece degli strumenti obbligazionari, la cui sottoscrizione richiede però determinati requisiti. Pertanto ci concentreremo sull’Equity Crowdfunding, aperto a tutti.
Come guadagnare con l’Equity Crowdfunding
Esistono tre modalità di monetizzare il guadagno per chi ha investito in Equity Crowdfunding:
- la startup o la PMI realizza una Exit: un fondo, un grande investitore o un’azienda più grande decide di comprare la startup nel suo complesso e acquista quindi tutte le quote dei soci. La società nel corso del tempo dovrebbe aver aumentato il proprio valore, così da consentire una plusvalenza ai soci
- la società si quota in Borsa: a quel punto l’investitore si ritrova azioni vendibili facilmente tramite i sistemi messi a disposizione dalle banche o dal sistema finanziario selezionato dall’investitore
- le bacheche elettroniche offerte da alcuni portali: sono strumenti digitali per mettere in contatto investitori e potenziali acquirenti. Senza l’intervento delle piattaforme, l’investitore può pubblicare un annuncio di vendita delle sue quote, al valore che preferisce.
Come funziona nel dettaglio una bacheca elettronica? Chi è interessato a comprare, può selezionare l’annuncio e ricevere via mail degli alert quando qualcuno mette in vendita una quota. A quel punto le due parti, l’offerente e il potenziale acquirente, possono realizzare autonomamente una trattativa e vendere oppure acquistare.
Quanto rende l’Equity Crowdfunding
Fare una previsione certa di rendimento nell’Equity Crowdfunding è impossibile. Ci sono startup che falliscono e altre che aumentano il proprio valore con andamento esponenziale. Perciò, prima di seguire il potenziale consiglio di investirci, risulta utile osservare un caso di successo pratico.
A livello di Exit tramite quotazione si può citare CleanBnB, realtà leader nel mercato degli affitti brevi in Italia, e approdata su Borsa Italiana nel 2019. L’emittente ha debuttato su Piazza Affari con una capitalizzazione di circa 14 milioni di euro, una cifra in netta crescita rispetto al valore pre-money della prima campagna di Equity Crowdfunding, pari a 400.000 euro, e anche della seconda, arrivata a 4 milioni di euro.
L’investimento in Equity Crowdfunding è considerato un investimento ad alto rischio, e per questo può portare anche rendimenti molto elevati in caso di successo. Le startup infatti hanno un tasso di sopravvivenza basso per loro natura. La possibilità di ottenere grandi ricavi va di pari passo con la possibilità di perdere quanto investito, in caso di fallimento, oppure di non veder crescere l’investimento, se l’azienda viene svalutata.
Per questo quando si crea un portafoglio di investimenti, tra le regole generalmente valide gli esperti suggeriscono di diversificare. Come sottolinea Pictet: “Una corretta diversificazione degli investimenti rende il portafoglio meno rischioso rispetto all’investimento in un’unica asset class o in un unico titolo”. È più prudente non investire tutti i propri soldi in una sola azienda o in un solo settore economico.
Crowdfunding immobiliare, come funziona
L’Equity Crowdfunding comprende anche il Real Estate Crowdfunding, ovvero campagne dedicate a operazioni di compravendita, ma non solo, immobiliari.
Le operazioni e i progetti di crowdfunding immobiliare possono essere di varia natura:
- Buy-to-Sell: si tratta dell’acquisizione di una o più aree edificabili o immobili esistenti con successiva costruzione/ristrutturazione al fine di vendere le strutture
- Rent-to-Rent: l’azienda affitta una o più strutture che sono a loro volta subaffittate
- Buy-to-Let: consiste nell’acquisto di uno o più immobili che vengono messi a reddito tramite affitto. In alcuni casi la messa in affitto avviene dopo lavori di ristrutturazione.
Queste operazioni consentono tendenzialmente ai soci di ricevere dividendi con frequenza che può essere annuale o, distribuita su più anni. Oppure permettono di ottenere un rimborso della somma investita, più gli utili maturati, dopo la vendita di tutti gli immobili previsti.
Investire nel settore immobiliare viene percepita come una delle attività più solide e sicure. Grazie all’affermazione del Real Estate Crowdfunding e all’utilizzo di piattaforme come CrowdFundMe, l’investimento in tale settore è diventato davvero alla portata di tutti. Infatti, sono cadute le tradizionali barriere dovute a costi elevati e burocrazia.
Con il Real Estate crowdfunding si può “investire sul mattone” facilmente, online e a partire da piccole cifre. Bastano pochi minuti e quello che prima era riservato soprattutto a grandi investitori professionali è disponibile a tutto il pubblico.
Vantaggi del crowdfunding immobiliare
Ecco dunque i principali vantaggi di questo tipo di investimento:
- è utile per bilanciare e diversificare il proprio portafoglio, inserendo al suo interno, accanto a investimenti in startup e innovazione o minibond, anche progetti immobiliari.
- offre l’opportunità di entrare a cifre contenute sul mercato immobiliare senza seguire direttamente le parti di costruzione o ristrutturazione e affitto o vendita
- consente di sfruttare il lavoro delle piattaforme di crowdfunding in fase di selezione dei progetti
- l’investitore gode dell’assenza quasi totale della parte burocratica
- c’è il beneficio che deriva da un investimento in un bene concreto.
Fare un investimento immobiliare sulle piattaforme autorizzate è molto semplice: si seleziona il progetto, in questo caso immobiliare, di propria scelta. A questo punto si valutano le informazioni fornite dalle piattaforme. Una volta che si è convinti, si procede cliccando sul tasto “Investi”.
Ultimo passaggio è la scelta della cifra da investire. Ogni campagna di Real Estate crowdfunding ha una cifra minima di investimento, ma è possibile investire quanto si preferisce. L’utente, così come per le altre campagne di Crowdfunding, riceverà una mail con tutte le indicazioni del suo investimento, insieme il codice Iban per poter inviare il bonifico.
Finché non sarà inviato il bonifico, l’investimento non sarà realizzato. E naturalmente, nel caso in cui la campagna non raggiungesse l’obiettivo minimo, i soldi investiti saranno stornati sui conti degli investitori e l’investimento è di fatto annullato.
Investimenti immobiliari
Un settore solido resta quello degli investimenti immobiliari, il cui volume è previsto intorno ai 5,6 miliardi di euro in Italia nel primo semestre 2026 complessivi. Esistono diversi tipi di investimenti immobiliari, tra i quali si possono indicare l’acquisto di proprietà immobiliari per:
- locazione, quindi per affitto, ad uso abitativo così come ad uso commerciale
- rivendita, anche in seguito a riammodernamento dell’immobile, così da determinarne un apprezzamento sul mercato.
Vanno anche ricordati gli acquisti di immobili all’estero e l’investimento in fondi immobiliari. I vantaggi degli investimenti immobiliari includono la possibilità di:
- ricavare un reddito passivo dall’affitto della proprietà acquistata
- ottenere un profitto dalla rivendita dell’immobile
- proteggere il patrimonio dalla svalutazione della moneta dall’inflazione
- diversificare il portafoglio di investimenti.
Vanno comunque tenuti in considerazione i possibili rischi, come ad esempio la necessità di impiegare una quantità importante di capitale iniziale, la possibilità di subire perdite finanziarie, se l’immobile non è in affitto, non viene venduto in tempi utili o subisce una diminuzione del valore di mercato.
Il mercato europeo del crowdfunding immobiliare
A livello continentale secondo Mordor Intelligence il mercato europeo, incluso Regno Unito, del Crowdinvesting, senza tenere conto del Crowdlending, raggiungerà un valore di 3,5 miliardi di dollari entro il 2026 (oltre 3 miliardi di euro), registrando un CAGR, ovvero un tasso annuo di crescita composto, del 6,8% tra il 2021 e il 2026.
Risultano particolarmente interessanti mercati come Francia e Germania, oltre all’Italia. Secondo il report 2021 di CrowdfundingHub, il Crowdfunding francese, considerando Equity, Donation e Lending, nel 2020 ha raggiunto un valore di raccolta pari a 1,02 miliardi di euro mentre quello tedesco è arrivato a 1,26 miliardi. L’analisi sottolinea inoltre che: “nei prossimi 5 anni, il regolamento ECSP non solo promuoverà lo sviluppo del Crowdfunding in più Paesi in Europa, ma garantirà inoltre che il Crowdfunding sia integrato come componente chiave nel mercato dei capitali dell’Unione Europea”.
In questo modo: “si rafforzerà la collaborazione tra le autorità pubbliche e le piattaforme di Crowdfunding per i modelli di match-funding. Consentirà inoltre di distribuire fondi privati e pubblici, compresi i Fondi strutturali europei, attraverso piattaforme di Crowdfunding”. Andando così a consolidare il trend di crescita del settore, che procede dal 2013 come indicato da un report della Commissione europea. Tra le principali piattaforme del continente si segnalano:
- Anaxago e Wiseed in Francia
- Companisto e Seedmatch in Germania
- Startupxplore e The Crowd Angel in Spagna
- Invesdor in Finlandia.
Casi di successo dell’Equity Crowdfunding
Tra i case history, oltre alla già citata CleanBnB, si potrebbero fare tanti nomi. Tra cui Winelivery, il delivery delle bevande che ha chiuso 3 Equity Crowdfunding per oltre 1,7 milioni di euro da 769 investitori. Risorse che sono servite per sostenere un percorso di sviluppo che ha portato la società a essere annoverata nella top 10 dell’ultima classifica del Financial Times, dedicata alle imprese a più rapida crescita. Il fatturato di Winelivery è infatti passato da 111.500 euro del 2017 a oltre 7,3 milioni nel 2020.
Un altro esempio di successo è Sportit, ovvero la società che possiede Snowit, app che consente di prenotare skipass, attrezzatura da neve ed esperienze in montagna: ha venduto il 33,33% del capitale sociale al gruppo FNM, che controlla Ferrovie Nord Milano e detiene partecipazioni in altre infrastrutture di mobilità.
Un’operazione, annunciata a fine 2021, da 2,5 milioni di euro in ottica di open innovation. A valle di tale dinamica il valore di Sportit è attualmente pari a 8 milioni di euro, in rialzo del 100% dai 4 milioni pre-money della raccolta del 2019, ii oltre 430.000 euro da 290 soci, su CrowdFundMe.
Il caso Rinofanto
A livello di Real Estate Crowdfunding possiamo citare Rinofanto, una società di sviluppo immobiliare che può vantare un comprovato track record di successo. Difatti, ha già dimostrato concretamente le proprie competenze, in Italia e all’estero, con progetti di rilievo tra cui Corte del Tiglio, operazione finanziata tramite il Real Estate Crowdfunding nel 2021.
Si tratta di un progetto buy-to-sell, nella città di Milano, per la vendita di 5 eco smart apartment. Nonostante l’impatto del coronavirus e l’aumento del costo dei materiali, Rinofanto ha rispettato tutte le previsioni del piano in termini di tempistiche dei lavori, accordi di vendita e ROI, un ritorno dell’investimento dell’11%.
Gli eco smart apartment sono piaciuti anche in termini di design. Non è un caso che il magazine AD abbia dedicato un approfondimento con tanto di fotoreportage. La testata ha evidenziato che grazie alla tecnologia idroponica: “Corte del Tiglio è un passo in avanti verso una nuova configurazione dei centri urbani a ridotto impatto ambientale”. Inoltre, è “il primo complesso abitativo milanese capace di produrre alimenti per la comunità residenziale”.
Altre nicchie per investire con il crowdfunding
Non si possono trascurare altre nicchie di riferimento, per chi volesse investire del capitale per mezzo del crowdfunding. Questa raccolta di capitale dalla folla permette infatti di poter investire in altre nicchie quali:
- la tecnologia dell’informazione
- la ristorazione
- il turismo, soprattutto se sostenibile
- l’agribusiness
- la sharing economy.
Questo semplice elenco, in conclusione, dà conto delle potenzialità di questa forma di investimento, che riesce a coniugare bisogni del mercato, rispetto dell’ambiente, innovazione e partecipazione.
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