Capire quale sia il profilo di investitore, a partire dalla sua tolleranza al rischio, è il primo step per poter costruire un portafoglio di investimento equilibrato.
Il profilo di rischio è l’indicatore che misura la capacità e la disponibilità di un investitore ad accettare oscillazioni di valore del proprio capitale in cambio di un potenziale rendimento. Conoscerlo è il primo passo per costruire un portafoglio di investimento equilibrato, insieme ad altri due elementi: quanto capitale è possibile destinare all’investimento e qual è l’orizzonte temporale a disposizione.
Gli investitori hanno comportamenti e approcci diversi sulle attività finanziarie. In primis, esistono varie tipologie di persone in base alla sopportazione del rischio. Ci sono investitori che riescono a sopportare un grado elevato di incertezza e chi invece cerca la sicurezza. Perciò, quando si decide di investire e costruire un proprio portafoglio, è fondamentale essere consapevoli della propria propensione al rischio.
Cos’è il profilo di rischio?
Il profilo di rischio è un indicatore che rappresenta la capacità e la disponibilità di un investitore ad assumersi rischi nel tempo, con l’obiettivo di ottenere un determinato rendimento. Si basa su una combinazione di fattori oggettivi, come reddito, patrimonio ed esperienza finanziaria, e fattori soggettivi, come la tolleranza emotiva alle perdite.
Questo profilo viene definito da banche e intermediari finanziari per proporre soluzioni di investimento adeguate, evitando squilibri tra le aspettative dell’investitore e la reale esposizione al rischio degli strumenti scelti. Il concetto è strettamente collegato alla propensione al rischio, ossia il grado di predisposizione personale ad accettare potenziali perdite pur di inseguire un rendimento più elevato.
Per definire il proprio profilo di rischio bisogna considerare alcuni punti principali:
- capire il proprio grado di tolleranza alle oscillazioni di mercato
- quanto capitale è destinabile all’investimento
- qual è l’orizzonte temporale a disposizione.
Una volta definiti questi aspetti, si può elaborare la giusta asset allocation del proprio portafoglio, ossia stabilire quanta percentuale di capitale destinare all’azionario, all’obbligazionario o a investimenti fintech come l’Equity Crowdfunding.
Come si calcola il profilo di rischio?
Il profilo di rischio si calcola incrociando fattori oggettivi e soggettivi legati alla situazione finanziaria e psicologica dell’investitore. Un consulente finanziario dovrebbe porre all’investitore una serie di domande mirate a valutare:
- quante oscillazioni in negativo si è disposti a sopportare, e per quanto tempo
- quanto si punta a guadagnare, ricordando che più alto è il rischio maggiore è il potenziale rendimento, e viceversa
- quanto si è ansiosi di fronte alle perdite: un profilo psicologico troppo emotivo può portare al panic-selling, ossia la vendita in perdita non appena si registra un’oscillazione negativa
Oltre a questi fattori, la classificazione del rischio tiene conto anche di elementi legati allo strumento finanziario stesso:
- la liquidità, ossia la facilità con cui uno strumento può essere acquistato o rivenduto sul mercato
- la correlazione con il mercato, cioè quanto un titolo dipende dalle sue fluttuazioni
- la complessità del prodotto: strumenti più difficili da comprendere comportano rischi più elevati
- la durata dell’investimento, poiché il rischio è legato anche all’orizzonte temporale consigliato
- il tipo di asset, dato che azioni, obbligazioni e materie prime hanno profili di rischio differenti.
I sette livelli del profilo di rischio, quali sono?
I profili di rischio di un investitore variano da 1 a 7, rappresentando una gamma dall’avversione al rischio estrema all’accettazione di alta volatilità in cambio di potenziali ritorni elevati.
| Profilo di rischio | Descrizione |
|---|---|
| Molto conservatore | Gli investitori molto conservatori privilegiano la sicurezza del capitale rispetto alla crescita. Preferiscono investimenti a basso rischio come conti di risparmio e obbligazioni governative. |
| Conservatore | Gli investitori conservatori cercano una modesta crescita del capitale con bassa volatilità. Sono disposti a esporre una piccola parte del loro portafoglio a investimenti leggermente più rischiosi. |
| Moderatamente conservatore | Questi investitori accettano un po’ più di rischio per ottenere ritorni potenzialmente maggiori. Combinano obbligazioni con una quota minoritaria di azioni. |
| Moderato | Gli investitori moderati cercano un bilanciamento tra rischio e rendimento, mantenendo un mix equilibrato di azioni e obbligazioni. Accettano la possibilità di periodiche fluttuazioni del capitale. |
| Moderatamente aggressivo | Questi individui sono orientati alla crescita ma con una certa cautela. Il loro portafoglio è maggiormente composto da azioni, con qualche investimento in obbligazioni per la diversificazione. |
| Aggressivo | Gli investitori aggressivi mirano a massimizzare i ritorni a lungo termine e sono disposti ad accettare significative fluttuazioni di mercato. Il loro portafoglio è fortemente orientato alle azioni. |
| Molto aggressivo | Al vertice della scala di rischio, questi investitori puntano a ottenere il massimo rendimento possibile. Sono aperti ad investire in mercati emergenti e strumenti altamente speculativi, accettando il rischio di grandi perdite per la possibilità di guadagni considerevoli. |
Indicatore di rischio e KID: dove si trova il profilo da 1 a 7
L’indicatore di rischio da 1 a 7 si trova all’interno del KID (Key Information Document), il documento sintetico che accompagna ogni prodotto finanziario destinato al pubblico retail. Si tratta di un documento di massimo tre pagine, pensato per rendere confrontabili le caratteristiche principali di fondi, ETF e altri strumenti.
All’interno del KID, oltre al grado di rischiosità, vengono indicati anche i costi del prodotto, sia quello aggregato che quello delle singole componenti, e il rendimento atteso, con i più probabili scenari di mercato. Fanno eccezione alcuni prodotti di finanza alternativa e innovativa, come l’Equity Crowdfunding, che non sono soggetti a questo obbligo poiché nascono per lasciare massima flessibilità all’investitore.
Perché conoscere il proprio profilo di rischio è importante?
Identificare il proprio profilo di rischio non è solo una formalità: è il punto di partenza per investire in modo intelligente e consapevole. Sono tre gli aspetti che ne beneficiano direttamente:
- scelte d’investimento su misura: conoscere le proprie capacità di sopportare le oscillazioni di mercato permette di scegliere investimenti allineati con le proprie esigenze. Chi ha una bassa tolleranza al rischio punterà su soluzioni più stabili, chi invece accetta maggiore volatilità potrà orientarsi verso opportunità più dinamiche
- costruzione di un portafoglio diversificato ed equilibrato: il profilo di rischio guida nella costruzione di un portafoglio bilanciato, distribuendo gli investimenti in modo coerente con la propria situazione, riducendo l’esposizione complessiva e ottimizzando il rapporto rischio-rendimento
- conformità normativa e trasparenza: le normative europee Mifid richiedono agli intermediari di valutare l’adeguatezza degli investimenti proposti. Definire il proprio profilo è quindi anche un obbligo di legge che protegge da investimenti inappropriati.
Mifid 2 e profilo di rischio da 1 a 7
La Mifid 2 è una direttiva europea che regola le modalità di gestione e sottoscrizione dei prodotti d’investimento. L’obiettivo principale è quello di tutelare i risparmiatori. Le normative sono valide nei Paesi dell’Unione Europea, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia.
Le principali novità introdotte dalla Mifid 2 riguardano le informazioni rivolte ai risparmiatori. Innanzitutto i costi dei prodotti devono essere trasparenti, indicando sia il costo aggregato che quello delle singole componenti.
Inoltre ogni prodotto finanziario tradizionale – fanno eccezione alcuni prodotti di finanza alternativa e innovativa che non sono soggetti alla Mifid – deve essere accompagnato da una scheda sintetica, il Kid. All’interno di tale documento (di tre pagine al massimo) devono essere spiegate tutte le informazioni chiave, tra cui il grado di rischiosità (in una scala che prevede un profilo di rischio da 1 a 7).
Nelle pagine informative va inoltre indicato il rendimento atteso, evidenziando i più probabili scenari di mercato.
A livello di controlli, le Autorità di vigilanza sui mercati – l’Esma è quella europea, quelle nazionali sono Consob e Banca d’Italia – possono sospendere la vendita di strumenti finanziari ritenuti poco chiari.
I prodotti finanziari, inoltre, devono avere una sorta di etichetta, nella quale vanno indicati:
- a quale tipo di investitore si rivolgono
- focus profilo di rischio
- il consulente deve dire chiaramente se è indipendente o se ha un interesse particolare alla vendita dello strumento finanziario proposto.
Rischio e rendimento: il trade-off da conoscere
Il rapporto tra rischio e rendimento è il principio secondo cui, generalmente, più alto è il rischio che si è disposti a sostenere, maggiori sono i potenziali rendimenti ottenibili, e viceversa. Questo trade-off è alla base di ogni scelta di asset allocation e va sempre letto insieme al proprio orizzonte temporale.
Allineare profilo di rischio e portafoglio permette una previsione di massima sulla volatilità dei propri investimenti, aiutando a evitare decisioni impulsive nei momenti di maggiore turbolenza dei mercati.
Profilo idiosincratico e rischio di controparte
Il rischio idiosincratico è il rischio specifico legato a un singolo titolo, azienda o settore, distinto dal rischio generale di mercato. Si tratta di un elemento da tenere in considerazione insieme alla volatilità complessiva, perché può essere ridotto attraverso la diversificazione del portafoglio, distribuendo il capitale su più emittenti e settori.
Il rischio di controparte riguarda invece la possibilità che una delle parti coinvolte in un contratto finanziario, per esempio l’emittente di un’obbligazione, non sia in grado di rispettare i propri impegni. Anche questo tipo di rischio incide sul profilo complessivo di un investimento e va valutato accanto alla volatilità storica dello strumento.
Profilo di rischio e diversificazione degli investimenti
Conoscere il proprio profilo di rischio permette di costruire una strategia di investimento adeguata, che rispetti obiettivi, bisogni e preferenze di rischio dell’investitore secondo alcuni criteri.
- allineamento con gli obiettivi e la tolleranza al rischio: il portafoglio viene costruito tenendo conto degli obiettivi finanziari a breve e lungo termine, dell’orizzonte temporale e della tolleranza al rischio
- selezione degli strumenti finanziari: il profilo di rischio aiuta a scegliere gli strumenti adeguati, come azioni, obbligazioni, fondi comuni o ETF. Chi ha un profilo più basso potrebbe preferire obbligazioni e titoli di Stato, mentre chi ha un profilo più alto potrebbe orientarsi su azioni o investimenti alternativi
- asset allocation: un investitore conservativo potrebbe avere una maggiore percentuale di capitale in obbligazioni e liquidità, mentre un investitore aggressivo potrebbe avere una maggiore esposizione alle azioni
- ribilanciamento del portafoglio: il profilo di rischio può informare la frequenza e la strategia di ribilanciamento per mantenere la distribuzione di asset in linea con la tolleranza al rischio nel tempo
- mitigazione dei rischi: un portafoglio diversificato secondo il proprio profilo, può ridurre il rischio specifico di una singola azienda o di un singolo settore
- adattabilità: nel corso del tempo, gli obiettivi finanziari e la tolleranza al rischio possono cambiare, per esempio con l’avvicinarsi del pensionamento, e il profilo aiuta a modificare la strategia di conseguenza.
Esempi di asset class
Di seguito proponiamo alcuni esempi di asset class, su cui potenzialmente investire delle quote del proprio capitale in proporzione al profilo di rischio e grazie alla quali costruire un portafoglio diversificato:
- Cash e governativi: si intendono strumenti finanziari di breve termine, in genere con scadenza inferiore a un anno. Sono dunque prodotti molto liquidi e con un livello di rischio basso, adatti per la gestione della liquidità. Si pensi, per esempio, ai BOT italiani
- Titoli governativi dei paesi sviluppati: categoria che racchiude i bond governativi degli stati sviluppati con scadenza a medio e lungo termine. Il profilo di rischio è stato storicamente basso anche se, in alcuni casi, la dinamica è cambiata significativamente in questi anni. Il rischio è ricollegabile alla capacità di uno stato di ripagare il proprio debito
- Equity Crowdfunding: i prodotti di Equity Crowdfunding sono molto flessibili e non sono subordinati alla Mifid, poiché l’obiettivo è lasciare massima flessibilità all’investitore. Si tratta di investimenti ad alto rischio che possono favorire alti rendimenti e che, in sostanza, permettono a tutte le persone di diventare soci di startup e PMI non quotate in Borsa.
- Inflazione: è un tipo di investimento che indica le obbligazioni di paesi sviluppati che pagano interessi legati all’andamento dell’inflazione. Tale modalità li rende strumenti per la protezione dall’erosione del valore della moneta, ma non consentono elevati profitti (si limitano a tutelare il potere d’acquisto)
- Azioni di società quotate: comprare un’azione significa acquisire una percentuale del capitale di una società quotata in Borsa. Si tratta di strumenti molto liquidi poiché possono essere facilmente acquistati o venduti tramite apposite piattaforme (anche attraverso il sistema della propria banca). Il loro valore oscilla e, nei periodi di forte volatilità, possono esserci cali drastici o balzi improvvisi.
- Liquidità: la liquidità è la quota del tuo portafoglio che non viene “bloccata”, nel senso che non viene utilizzata nella sottoscrizione di prodotti finanziari. Serve a garantire flessibilità durante le cosiddette fasi di ribilanciamento (cambiando la quantità di capitale investito in base all’andamento del mercato).
Rapporto tra rischio e rendimento
Ogni investitore ha una diversa tolleranza al rischio, e allineare profilo di rischio e portafoglio permette una previsione di massima sulla volatilità dei propri investimenti.
La tabella che segue mostra quattro profili standard (conservativo, moderato, dinamico e aggressivo) e indica, per ciascuno, una composizione indicativa del portafoglio suddivisa tra obbligazioni, azioni, ETF e liquidità. A ogni profilo corrisponde anche un orizzonte temporale consigliato e una volatilità attesa, utile per valutare quanto rendimento potenziale si accompagna a un determinato livello di rischio.
| Profilo | Obbligazioni | Azioni | ETF | Liquidità | Orizzonte temporale | Volatilità attesa |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Conservativo | 60% | 10% | 10% | 20% | Breve (1‑3 anni) | < 5% |
| Moderato | 40% | 30% | 20% | 10% | Medio (3‑5 anni) | 5‑10% |
| Dinamico | 20% | 50% | 20% | 10% | Lungo (5‑10 anni) | 10‑15% |
| Aggressivo | 10% | 65% | 20% | 5% | Lunghissimo (>10 anni) | >15% |
Domande frequenti
Come si calcola il profilo di rischio?
Il profilo di rischio si calcola incrociando fattori oggettivi, come reddito, patrimonio ed esperienza finanziaria, con fattori soggettivi, come la tolleranza emotiva alle oscillazioni di mercato. Il calcolo avviene generalmente tramite un questionario Mifid proposto dall’intermediario finanziario.
Dove si trova il profilo di rischio di un investimento?
Il profilo di rischio di un fondo o di un ETF si trova all’interno del KID, il documento sintetico che accompagna ogni prodotto finanziario destinato al pubblico retail.
Qual è la differenza tra un profilo di rischio 1 e un profilo di rischio 7?
Un profilo di rischio 1 indica il livello di rischio più basso, tipico di strumenti come conti di risparmio e titoli di Stato a breve termine, mentre un profilo di rischio 7 indica il livello più elevato, associato a strumenti come i mercati emergenti e gli investimenti altamente speculativi.
Il profilo di rischio può cambiare nel tempo?
Sì, il profilo di rischio può cambiare nel tempo insieme agli obiettivi finanziari e alla tolleranza al rischio, per esempio con l’avvicinarsi del pensionamento o al variare della situazione patrimoniale.