Investire partendo da zero nel 2026 è possibile anche con somme minime, a condizione di seguire un ordine preciso: sistemare le finanze personali, scegliere gli strumenti giusti (PAC, ETF, equity crowdfunding) e costruire un profilo di rischio consapevole.
Investire partendo da zero nel 2026, una panoramica
Investire partendo da zero nel 2026 è un percorso da costruire per tappe: prima si sistemano i conti personali, eliminando i debiti a tasso alto e accantonando un fondo di emergenza pari a qualche mese di spese. Poi si definiscono obiettivi e orizzonte temporale, così da scegliere strumenti coerenti con la propria tolleranza al rischio.
Per chi parte con somme contenute, i mezzi più accessibili sono:
- il PAC, piano di accumulo capitale, che permette versamenti periodici anche di poche decine di euro
- gli ETF indicizzati, che diversificano su ampi panieri di titoli con un’unica operazione
- l’equity crowdfunding, che consente di diventare soci di piccole imprese innovative con capitali contenuti.
Titoli di Stato, obbligazioni e conti deposito restano invece la componente più prudente del portafoglio, utile a bilanciare il rischio delle altre scelte. Conoscere il proprio profilo di rischio e diversificare tra classi di investimento resta il principio guida per qualunque somma di partenza.
È possibile investire partendo da zero nel 2026?
Ottenere un rendimento da somme molto contenute, quasi partendo da zero, nel 2026 è una possibilità concreta, a patto di avere chiari alcuni concetti prima di iniziare.
- l’espressione “giocare in borsa” va presa con serietà, perché investire richiede studio, tempo e costanza
- il rischio di perdita del capitale, anche quando appare basso, resta un rischio reale
- gli strumenti finanziari apparentemente semplici possono richiedere il supporto di un broker professionista quando le somme investite sono rilevanti, come nel caso di 100000 euro.
La scelta di entrare nel mercato finanziario non è mai definitiva: richiede analisi periodica, consapevolezza della propria soglia di tolleranza al rischio, un orizzonte temporale definito e obiettivi chiari. Ognuno di questi fattori concorre a costruire una strategia più solida e più lontana dal rischio di perdita, e va rivalutato periodicamente man mano che cambiano la disponibilità economica, l’orizzonte temporale residuo e gli obiettivi personali.
I passi fondamentali per iniziare a investire da zero
Prima di allocare qualunque somma sui mercati finanziari, conviene mettere ordine nelle proprie finanze personali: saldare i debiti più onerosi, costituire una riserva di liquidità e definire obiettivi e orizzonte temporale sono i passaggi che riducono il rischio di dover disinvestire in perdita.
- azzerare i debiti più onerosi: saldare per prime le esposizioni con i tassi di interesse più alti, che eroderebbero qualunque rendimento ottenuto sui mercati
- costruire un fondo di emergenza: accantonare una somma pari a qualche mese di spese essenziali, indicativamente tra 3 e 12 mesi, su un conto deposito separato e facilmente liquidabile
- definire obiettivi e orizzonte temporale: stabilire cosa si vuole ottenere e in quanto tempo, distinguendo tra obiettivi di breve e di lungo periodo
- fare educazione finanziaria: comprendere il rapporto tra rischio e rendimento aiuta a riconoscere proposte poco trasparenti o rendimenti promessi come troppo facili.
Cos’è l’educazione finanziaria?
L’educazione finanziaria è, secondo la definizione dell’OCSE, il processo attraverso cui investitori, risparmiatori e consumatori migliorano la propria capacità di comprendere i prodotti finanziari e i concetti che li fondano, sviluppando le competenze necessarie per compiere scelte informate.
Un’adeguata educazione finanziaria, fatta di informazioni, istruzioni e consigli di fonti affidabili, permette di sviluppare l’attitudine e la conoscenza necessarie per gestire, conservare o investire le proprie risorse, comprese quelle destinate al bilancio personale.
Secondo le stime dell’OCSE, un risparmiatore con un’adeguata educazione finanziaria riesce a ottenere un aumento dei propri rendimenti annui pari allo 0,5%, oltre a un maggiore controllo sulle proprie possibilità di spesa.
Investimenti delle famiglie italiane
Secondo il Rapporto 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, a cura della CONSOB, i prodotti finanziari più diffusi tra le famiglie italiane restano i certificati di deposito e i buoni fruttiferi postali, seguiti da titoli di Stato e fondi comuni di investimento.
- certificati di deposito e buoni fruttiferi postali: gli strumenti più diffusi, scelti dal 48% degli investitori
- titoli di Stato: scelti dal 39% degli investitori, restano uno dei pilastri degli investimenti delle famiglie italiane
- fondi comuni di investimento: hanno interessato il 36% degli investitori, con una crescente propensione alla diversificazione del rischio
- obbligazioni: investite dal 35% delle famiglie, con un rendimento potenzialmente più prevedibile
- depositi vincolati e azioni: entrambi scelti dal 32% degli investitori, a metà tra sicurezza e crescita potenziale
- ETC, ELTIF, pronti contro termine e PIR: restano nicchie di mercato, con una diffusione compresa tra il 2% e il 7% degli investitori
I dati più recenti del bollettino statistico CONSOB confermano la tendenza: a metà 2025 il patrimonio complessivo in strumenti finanziari gestiti dagli intermediari italiani ha raggiunto i 4.220 miliardi di euro, in crescita del 3,7% rispetto alla fine del 2024, trainato dai titoli di capitale italiani e dal ritorno di interesse verso i titoli di Stato.
Lo stesso rapporto CONSOB segnala due tendenze in crescita utili per chi si avvicina agli investimenti per la prima volta: la quota di risparmiatori che detiene investimenti sostenibili è salita al 20%, dall’11% del 2022, mentre chi possiede criptovalute è passato dall’8% al 18% nello stesso periodo. Sono numeri che confermano un interesse crescente verso classi di investimento più recenti, da valutare comunque con lo stesso rigore riservato agli strumenti tradizionali.
La scelta della strategia di investimento
La strategia di investimento indica la quota di patrimonio da destinare alle diverse classi di investimento disponibili; per chi parte da zero nel 2026, questa scelta si basa inizialmente su un fattore numerico legato alle somme di partenza, quasi sempre contenute.
La strategia dipende anche da altri due fattori: la capacità di rischio e la propensione al rischio. La capacità di rischio è limitata quando l’investitore impiega la quasi totalità del proprio capitale in un acquisto importante concentrato in un breve arco di tempo; è più alta quando dispone di meno liquidità ma su un orizzonte più lungo.
La propensione al rischio descrive invece la soglia di sopportazione emotiva e psicologica delle perdite: per chi investe per la prima volta, una perdita può generare una tensione difficile da gestire, segno di una propensione al rischio bassa. Conoscere il proprio profilo di rischio resta un passaggio fondamentale prima di ogni investimento.
Diversificare i propri investimenti
La diversificazione riduce il rischio complessivo del capitale investito, grazie alla distribuzione delle somme tra strumenti finanziari con scadenze e rendimenti diversi; anche con capitali minimi, come quelli resi possibili dall’equity crowdfunding, agire con una logica strategica resta la scelta più efficace.
Investire piccole somme può rappresentare un banco di prova prima di impegnare capitali più consistenti: la diversificazione, distribuita su scadenze diverse e su strumenti con rendimenti potenziali differenti, resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio complessivo del portafoglio finanziario.
Un portafoglio costruito su piccole somme ma in crescita può generare, nel tempo, un potenziale di investimenti ad alto rendimento proprio grazie al frazionamento del rischio. In pratica, significa evitare di concentrare l’intero capitale su un solo strumento o un solo emittente, preferendo una combinazione di prodotti a basso rischio, come titoli di Stato o conti deposito, e prodotti a rischio più elevato ma con un potenziale di crescita maggiore, come azioni o campagne di equity crowdfunding.
Su cosa investire, nel 2026, partendo da zero?
Per chi parte da zero nel 2026, sia in termini di capitale contenuto sia di basso profilo di rischio, gli strumenti più accessibili restano il PAC, gli ETF indicizzati, le azioni blue-chip, il trading online su titoli di Stato e obbligazioni, e l’equity crowdfunding.
Investire in borsa
Investire in borsa significa, in estrema sintesi, investire in azioni, che restano solo uno degli strumenti finanziari negoziabili sul mercato; l’acquisto di un’azione corrisponde a diventare proprietari di una quota, anche piccola, di una società quotata.
Chi acquista azioni di una società quotata diventa socio della stessa e può ottenere un ritorno vendendo quando il valore delle azioni è superiore a quello di acquisto, oppure, se possiede quote rilevanti, tramite la distribuzione dei dividendi. L’investimento in azioni richiede sempre l’intermediazione di un broker, che può essere un professionista indipendente, una società specializzata in transazioni finanziarie per conto terzi, o una delle piattaforme di trading online oggi disponibili.
Il PAC: come iniziare a investire con poche decine di euro
Il PAC, piano di accumulo capitale, è lo strumento più indicato per chi parte da zero: permette di investire periodicamente somme fisse, anche di poche decine o centinaia di euro al mese, su fondi comuni o ETF.
Il funzionamento è semplice: si stabilisce un importo e una cadenza di versamento, quasi sempre mensile, e la somma viene automaticamente investita nello strumento scelto. Il vantaggio principale è la mediazione del prezzo di carico: acquistando a intervalli regolari, si acquistano più quote quando i prezzi sono bassi e meno quote quando sono alti, riducendo l’impatto della volatilità di breve periodo.
Il PAC si presta in particolare a essere abbinato a un ETF indicizzato, così da unire versamenti contenuti e costanti a un’ampia diversificazione. Un altro vantaggio pratico è la liquidabilità: la maggior parte dei PAC può essere interrotta o modificata in qualunque momento, senza vincoli di durata minima, e le commissioni applicate dagli intermediari online restano generalmente contenute rispetto a un versamento gestito tramite consulente.
Azioni su cui investire partendo da zero
Investire in borsa nel 2026 partendo da zero è possibile anche con capitali contenuti, a condizione di scegliere un approccio semplice e ben diversificato, privilegiando ETF indicizzati e, in misura minore, singole azioni blue-chip.
Una prima soluzione sono gli ETF indicizzati, fondi quotati in borsa che replicano l’andamento di un indice di mercato, come quelli legati all’S&P 500: permettono di investire in un paniere ampio di aziende con un’unica operazione, riducendo il rischio e mantenendo bassi i costi.
Accanto agli ETF si possono considerare le azioni blue-chip, ovvero titoli di società solide e con una lunga storia di stabilità, come Johnson & Johnson, Apple o Microsoft, che offrono spesso dividendi regolari. Chi preferisce un approccio misto può destinare la quota principale del portafoglio agli ETF e una quota residua, indicativamente il 5-10%, ad azioni selezionate.
Tra i titoli internazionali da tenere sott’occhio ci sono Avis Budget, Centrus Energy e Kratos; sul mercato italiano spiccano Azimut, Iren, De’Longhi, Eni, Unipol, Ferrari e Intesa Sanpaolo. In tutti i casi, l’importante è iniziare con gradualità, impostare un piano chiaro e mantenere una visione di lungo periodo, senza lasciarsi guidare dalle oscillazioni di breve termine del mercato: anche un piccolo capitale, gestito con costanza, può diventare il punto di partenza per un portafoglio solido e in crescita.
Scegliere di investire con il trading online
Investire in borsa partendo da zero, anche con somme di 50 o 100 euro, è possibile attraverso il trading online: la compravendita di titoli finanziari avviene non tramite una persona fisica, ma per mezzo di una piattaforma software.
Le piattaforme di trading sono sviluppate da società finanziarie e applicano spesso, anche se non sempre, una commissione sulle operazioni di acquisto e vendita; molte offrono anche una versione demo, utile a verificare la facilità d’uso prima di investire denaro reale. Fare trading online non equivale necessariamente a investire in azioni: lo stesso capitale di rischio, anche ridotto, può essere impiegato in fondi di investimento, obbligazioni oppure titoli di Stato.
Ecco una tabella che riassume alcuni strumenti a basso rischio adatti a chi dispone di somme minime, con i rendimenti indicativi aggiornati al 2026.
| Strumento | Descrizione | Rendimento indicativo 2026 (lordo) | Orizzonte temporale |
|---|---|---|---|
| BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) | Obbligazioni di Stato con scadenze da 3 a 30 anni e interessi fissi annuali, ideali per chi cerca sicurezza e rendimenti stabili nel lungo periodo. | ~4,3% (scadenza 10 anni) | lungo (3–30 anni) |
| BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) | Titoli di Stato a breve termine (3, 6 o 12 mesi), sicuri ma con rendimenti più contenuti rispetto agli strumenti di lungo periodo. | ~2,6–3,0% (aste 2026) | breve (3–12 mesi) |
| Obbligazioni | Titoli di debito emessi da aziende o governi, con cedole periodiche e restituzione del capitale a scadenza; il rischio varia in base all’affidabilità dell’emittente. | ~2,5–4% (investment grade, area euro) | breve-medio (12–36 mesi) |
| Buoni fruttiferi postali | Emessi da Poste Italiane e garantiti dallo Stato, con rendimenti crescenti nel tempo e opzioni di riscatto flessibili senza rischio di perdita del capitale. | variabile in base alla serie e alla durata | medio-lungo |
| Conti deposito ad alto rendimento | Prodotti bancari con interessi fissi sul capitale vincolato per un periodo definito; il rendimento dipende dalla durata e dall’istituto scelto. | ~3–4,5% (in base a durata e banca) | breve-medio (6–36 mesi) |
| Fondi monetari | Investono in strumenti di liquidità a breve termine e basso rischio, come titoli di Stato e obbligazioni a breve scadenza. | ~2–2,5% | breve (pochi mesi) |
| Certificati di deposito (CD) | Prodotti bancari simili ai conti deposito, con scadenza fissa e interessi generalmente più elevati rispetto ai conti di risparmio ordinari. | ~2,5–3,5% (offerte 2026) | breve-medio (12–36 mesi) |
Investire nel crowdfunding
Quando si parte realmente da somme vicine allo zero, l’equity crowdfunding resta la scelta più indicata: il termine crowdfunding indica il finanziamento della folla, o finanziamento collettivo, un modello nato dopo la stretta creditizia del 2008 e adatto per definizione a investimenti contenuti.
Tipologie di crowdfunding
Il crowdfunding si declina in quattro tipologie principali, ciascuna con una logica di ritorno per l’investitore diversa dalle altre.
- reward crowdfunding: utilizzato per progetti culturali e artistici, prevede una ricompensa non monetaria, solitamente l’oggetto che si è contribuito a produrre
- lending crowdfunding: consiste in un prestito peer-to-peer, con restituzione della somma comprensiva di interessi
- donation crowdfunding: finanzia imprese sociali o enti non profit, senza alcuna forma di rimborso o guadagno
- equity crowdfunding: la soluzione più adatta a chi vuole partire da zero nel mondo degli investimenti, descritta nel dettaglio di seguito.
Come si investe con l’equity crowdfunding
Investire con l’equity crowdfunding richiede tre elementi: una società non quotata in borsa con un proprio progetto, investitori disposti a impiegare anche capitali molto contenuti, e una piattaforma che apra le campagne di raccolta capitale.
L’Italia è stata la prima nazione al mondo a dotarsi di un inquadramento giuridico chiaro sull’equity crowdfunding, grazie alla delibera Consob pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 162 del 12 luglio 2013; a livello europeo, la regolamentazione di riferimento risale al 2020. Le società ad alto tasso di innovazione, come PMI o start up, che non sono presenti sul mercato azionario, possono così ricevere capitale raccogliendo somme contenute da un ampio gruppo di individui, attraverso campagne aperte su piattaforme dedicate e vigilate dalla Consob.
Il taglio minimo di ingresso in una singola campagna resta uno dei motivi per cui l’equity crowdfunding è adatto a chi parte da zero: a differenza di altri strumenti che richiedono capitali iniziali più consistenti, è spesso possibile partecipare con poche centinaia di euro, diversificando su più operazioni contemporaneamente.
Come si guadagna con l’equity crowdfunding
Gli investimenti in equity crowdfunding generano un ritorno di investimento (ROI) percorrendo due strade, una volta che la campagna si è conclusa con successo: la partecipazione agli utili generati dall’impresa stessa, oppure la vendita dell’azienda a una realtà più grande, con un guadagno proporzionale alla quota investita.
In entrambi i casi il rendimento non è garantito e dipende dall’andamento dell’impresa: per questo motivo, anche in questo ambito, la diversificazione su più campagne e più settori resta la strategia più prudente per chi parte da zero.
Equity crowdfunding: nicchie di investimento
Le nicchie di mercato valorizzabili con l’equity crowdfunding sono diverse e testimoniano la versatilità di questa forma di investimento dal basso.
- la green economy, che beneficia del piano di investimenti del Green Deal Europeo, con progetti di efficientamento energetico, valorizzazione dei rifiuti ed edilizia eco-compatibile
- il settore turistico, sostenuto dal PNRR con investimenti pari a 2,4 miliardi di euro, tra affitti brevi, luxury e nuove realtà digitalizzate
- il settore IT, che comprende hardware, sviluppo software e comunicazione digitale in senso ampio
- la nicchia fintech, dall’intelligenza artificiale all’open banking, fino alle applicazioni web e mobile
L’equity crowdfunding permette anche a un investitore alla prima esperienza, o con una bassa propensione al rischio, di diventare parte attiva dell’innovazione senza rischiare necessariamente grandi capitali.
Domande frequenti
Quanto serve per iniziare a investire da zero nel 2026?
Con un PAC si può iniziare anche con poche decine di euro al mese; l’equity crowdfunding consente invece di partecipare a singole campagne con importi altrettanto contenuti, spesso a partire da poche centinaia di euro.
Qual è il primo passo per chi vuole investire partendo da zero?
Prima di investire conviene saldare i debiti a tasso più alto e costituire un fondo di emergenza pari a qualche mese di spese; solo dopo ha senso definire obiettivi, orizzonte temporale e strumenti.
Meglio un PAC o un versamento in un’unica soluzione?
Il PAC riduce l’impatto della volatilità di breve periodo mediando il prezzo di carico nel tempo, mentre un versamento unico espone l’intero capitale alle oscillazioni del mercato nel momento dell’acquisto; per chi parte da zero, il PAC resta generalmente la scelta più prudente.
È possibile investire in borsa partendo da zero senza un broker?
No, l’acquisto e la vendita di azioni richiedono sempre l’intermediazione di un broker, che sia un professionista indipendente, una società specializzata o una piattaforma di trading online.
Che differenza c’è tra un ETF e un PAC?
L’ETF è uno strumento finanziario, un fondo quotato che replica un indice di mercato; il PAC è invece una modalità di versamento periodico, che può essere utilizzata proprio per acquistare quote di ETF, fondi comuni o altri strumenti in modo graduale nel tempo.