ELTIF 2026: cosa sono e come investire nell’economia reale

Gli ELTIF (European Long-Term Investment Funds) sono fondi di investimento alternativi regolamentati dall’Unione Europea, pensati per convogliare il risparmio privato verso l’economia reale. Accessibili anche agli investitori retail, consentono di entrare in asset class come private equity, infrastrutture e piccole e medie imprese con un orizzonte temporale di lungo periodo.

 

Fondi ELTIF, cosa sono?

Gli ELTIF, acronimo di European Long Term Investment Fund, sono fondi europei a lungo termine. Nascono con un obiettivo preciso: orientare i capitali privati verso il finanziamento dell’economia reale, in particolare verso infrastrutture, piccole e medie imprese non quotate e settori strategici come l’energia rinnovabile.

Sono disciplinati dal Regolamento UE n. 2015/760, profondamente riformato con ELTIF 2.0 entrato in vigore nel 2024. La riforma ELTIF 2.0 ha abbassato le soglie minime di accesso e ampliato le categorie di attivi ammissibili.

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Quali sono le caratteristiche principali degli ELTIF?

Gli ELTIF si caratterizzano per un’architettura normativa europea chiara e armonizzata, un orizzonte temporale lungo e la possibilità di accesso da parte di investitori retail, elementi che li differenziano dagli altri fondi chiusi riservati.

Le caratteristiche fondamentali sono:

  • struttura chiusa o semi-aperta: i fondi ELTIF sono fondi chiusi con durata predefinita. ELTIF 2.0 ha introdotto la possibilità di riscatti periodici
  • asset ammissibili: private equity, private debt, infrastrutture, immobili e piccole e medie imprese non quotate
  • accesso retail: con ELTIF 2.0, gli investitori retail possono accedere senza soglie minime obbligatorie, purché ricevano adeguata consulenza
  • passaporto europeo: un fondo di investimento europeo autorizzato in uno Stato membro può essere distribuito in tutta l’UE.

 

Come funzionano gli ELTIF?

Un ELTIF raccoglie capitale da più investitori e lo impiega in asset dell’economia reale con un orizzonte di lungo periodo, sotto la gestione di una società autorizzata e vigilata.

Il gestore seleziona gli investimenti rispettando i vincoli del regolamento UE: almeno il 55% del portafoglio deve essere in attivi ammissibili a lungo termine, il restante 45% in strumenti più liquidi. Per legge, un ELTIF può essere gestito solo da un GEFIA UE: un Gestore di Fondi di Investimento Alternativi autorizzato secondo la Direttiva europea AIFM (2011/61/UE).

In Italia, questo ruolo è ricoperto dalle SGR, le Società di Gestione del Risparmio. Per poter gestire un ELTIF, una SGR deve ottenere una specifica autorizzazione dalla Banca d’Italia, che approva anche il regolamento del fondo. La Consob viene consultata per tutto ciò che riguarda le informazioni agli investitori.

Esiste un’unica eccezione: se la struttura giuridica del fondo lo consente, l’ELTIF può essere gestito internamente, senza nominare un gestore esterno. Nessun soggetto non autorizzato può istituire o gestire un ELTIF: è una tutela pensata per proteggere chi investe.

 

Qual è la differenza tra un ELTIF e un PIR?

L’ELTIF è un fondo europeo a lungo termine regolato da un regolamento UE. Il PIR (Piano Individuale di Risparmio) è un contenitore fiscale italiano che può ospitare diversi strumenti, tra cui azioni e fondi.

Il PIR offre esenzione totale dal capital gain per chi mantiene l’investimento almeno cinque anni ed è pensato per le PMI italiane. L’ELTIF ha invece struttura di fondo chiuso con asset illiquidi (ovvero investimenti che richiedono tempo per essere convertiti in contante e comportano una perdita di valore), durata più lunga e perimetro europeo.

I due strumenti possono comunque coesistere in un portafoglio: alcuni ELTIF sono stati strutturati per essere compatibili con il regime PIR, combinando i benefici fiscali del secondo con l’accesso ai mercati privati del primo.

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Qual è la differenza tra un ETF e un ELTIF?

L’ETF è un fondo passivo quotato in borsa, liquidabile in qualsiasi momento; l’ELTIF è un fondo chiuso non quotato che investe in asset illiquidi con un orizzonte pluriennale.

La confusione tra i due acronimi è frequente ma la differenza è sostanziale. Un ETF replica un indice, ha costi bassi e si compra e vende come un’azione. Un ELTIF investe in aziende non quotate, infrastrutture o private debt. Gli ELTIF consentono potenzialmente rendimenti superiori rispetto ai mercati pubblici, ma richiedono una tolleranza all’illiquidità che gli ETF non presuppongono.

 

Quali sono i limiti di investimento del prodotto ELTIF?

Con ELTIF 2.0 non esiste più una soglia minima obbligatoria per gli investitori retail, ma restano vincoli di composizione del portafoglio e requisiti normativi stringenti per i gestori.

I vincoli principali riguardano la struttura del fondo:

  • almeno il 55% del portafoglio deve essere allocato in attivi ammissibili a lungo termine
  • il fondo deve essere gestito da un gestore autorizzato ai sensi della direttiva GEFIA
  • ogni singolo attivo ammissibile non può superare il 20% del capitale, con eccezioni per i fondi professionali
  • la durata del fondo deve essere compatibile con il ciclo di vita degli investimenti sottostanti.

 

Come funziona l’investimento in equity?

Un ELTIF può investire in equity, ma non è sinonimo di equity. La componente azionaria è una delle possibili asset class all’interno di un portafoglio che può includere anche debito privato, infrastrutture e real asset.

Quando un ELTIF investe in equity, acquisisce partecipazioni in società non quotate, spesso tramite operazioni di private equity. L’investitore non compra azioni in borsa: entra nel capitale di un’azienda reale, con orizzonte di uscita tipicamente tra cinque e dieci anni.

Questa esposizione, normalmente accessibile solo a grandi investitori istituzionali o tramite strumenti come il club deal, diventa raggiungibile per una platea più ampia grazie alla struttura ELTIF. L’equity component offre potenziale di apprezzamento elevato, ma va valutata insieme al rischio di illiquidità e alla durata dell’impegno.

 

Esempi di ELTIF su cui investire

In Italia e in Europa esistono oggi diversi fondi ELTIF distribuiti da asset manager internazionali, con strategie che spaziano dal private equity alle infrastrutture, fino al private debt.

Tra i principali gestori attivi nel segmento ELTIF ci sono BlackRock, Schroders, Azimut e Amundi, con prodotti accessibili anche alla clientela retail. Le strategie possono essere:

  • private equity su PMI europee: fondi che investono in piccole e medie imprese in cerca di capitale per la crescita
  • infrastrutture: investimenti a lungo periodo in energia rinnovabile, trasporti e digitale
  • private debt: prestiti diretti a società non quotate, con rendimento cedolare
  • multi-asset: fondi che combinano più strategie per diversificare il rischio.

Prima di sottoscrivere un ELTIF è fondamentale leggere il KID (Key Information Document) e valutare la coerenza con il proprio profilo di rischio e con la strategia di investimenti alternativi complessiva.

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