Investire nell’economia reale vuol dire destinare capitale a imprese, startup, progetti immobiliari o infrastrutturali. È la modalità di investimento pensata per chi cerca un impatto concreto sulla crescita economica oltre al rendimento finanziario.
Investire nell’economia reale, di cosa si tratta?
Investire nell’economia reale significa finanziare direttamente imprese, startup o progetti immobiliari e infrastrutturali, invece di acquistare titoli finanziari quotati come azioni o obbligazioni sui mercati regolamentati.
Questo tipo di investimento avviene tramite canali diretti come l’equity crowdfunding, i fondi di private equity e private debt, oppure strumenti agevolati come i PIR Alternativi e gli ELTIF, pensati per veicolare il risparmio privato verso le piccole e medie imprese non quotate.
Il tema, come evidenziato dall’Osservatorio ANIA sugli investimenti nell’economia reale, è tutt’altro che marginale: solo sul fronte della rigenerazione urbana in Italia il volume di investimenti atteso ha superato gli 8 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 6,6 miliardi dell’anno precedente, mentre a livello europeo il Rapporto Draghi stima la necessità di investimenti aggiuntivi annui pari a circa il 5% del PIL dell’Unione per sostenere la transizione ecologica e digitale. Numeri che raccontano quanto il risparmio privato sia oggi centrale per finanziare progetti concreti sul territorio.
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Come investire nell’economia reale in Italia con fondi specializzati?
In Italia si può investire nell’economia reale tramite fondi di private equity, private debt, PIR Alternativi ed ELTIF, strumenti che canalizzano il risparmio verso le piccole e medie imprese non quotate.
I PIR Alternativi (Piani Individuale di Risparmio) e gli ELTIF offrono vantaggi fiscali a chi investe con un orizzonte di lungo periodo in imprese italiane ed europee non quotate, mentre i fondi di private equity puntano a far crescere aziende non quotate per poi rivendere la partecipazione.
Il private debt segue una logica simile, ma tramite finanziamento diretto alle imprese anziché acquisizione di quote. Questi strumenti sono spesso riservati a investitori professionali o richiedono soglie di ingresso elevate, un limite che negli ultimi anni piattaforme di crowdinvesting hanno iniziato a ridurre in modo significativo, aprendo l’accesso all’economia reale anche ai piccoli risparmiatori.
Accanto ai fondi specializzati, sempre più investitori privati scelgono di affiancare al proprio consulente finanziario una quota destinata all’economia reale, proprio per bilanciare il resto del portafoglio con strumenti meno correlati ai mercati quotati.
Vantaggi di investire nell’economia reale rispetto ai mercati finanziari tradizionali
Investire nell’economia reale offre una minore correlazione con le oscillazioni giornaliere dei mercati finanziari, rendimenti potenziali elevati e un impatto diretto sulla crescita economica e sull’occupazione locale.
Il vantaggio principale sta nella decorrelazione dai mercati quotati, perché il valore di una quota in una PMI o in un progetto immobiliare non oscilla ogni giorno in base al sentiment borsistico, ma segue l’andamento reale del progetto sottostante. A questo si aggiunge un potenziale di rendimento spesso superiore rispetto agli strumenti tradizionali, proprio perché si accede a fasi di crescita che il mercato quotato non intercetta
Chi investe nell’economia reale contribuisce inoltre in modo diretto allo sviluppo di imprese e territori, con benefici occupazionali misurabili nel tempo, un aspetto che rende questi strumenti complementari a un portafoglio finanziario più tradizionale, senza per questo sostituirlo del tutto.
Come valutare i progetti di investimento nell’economia reale affidabili e sicuri
Un progetto di investimento nell’economia reale va valutato analizzando il team, i dati finanziari storici, la solidità del piano industriale e l’affidabilità della piattaforma o dell’intermediario che lo propone.
Prima di investire vale la pena verificare alcuni elementi chiave:
- la regolarità nelle autorizzazioni della piattaforma o del fondo presso Consob o Banca d’Italia
- la qualità e la trasparenza dei documenti informativi messi a disposizione degli investitori
- l’esperienza pregressa del team alla guida del progetto o dell’impresa
- la coerenza tra rendimento atteso e livello di rischio dichiarato
- la presenza di co-investitori professionali, che segnala una due diligence svolta a monte.
Nessun progetto nell’economia reale è privo di rischio, e i rischi principali restano la bassa liquidità, la difficoltà a disinvestire rapidamente e la possibilità di insuccesso, soprattutto quando si tratta di startup in fase iniziale.
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Come diversificare il portafoglio con investimenti reali
Diversificare con investimenti reali vuol dire distribuire il capitale tra più settori, aree geografiche e strumenti dell’economia reale, riducendo la dipendenza da un singolo progetto o da un’unica asset class.
Una diversificazione efficace passa dalla combinazione di più canali: quote di startup tramite equity crowdfunding, progetti immobiliari a reddito, fondi di private debt e strumenti agevolati come gli ELTIF.
Anche all’interno della stessa asset class conviene distribuire il capitale su più operazioni, invece di concentrarlo su un solo progetto, per limitare l’impatto di un eventuale insuccesso. Questa logica di diversificazione del portafoglio vale per l’economia reale tanto quanto per gli investimenti tradizionali, con la differenza che qui gli orizzonti temporali sono generalmente più lunghi.
Quali sono i migliori strumenti finanziari per investire nell’economia reale in modo diversificato?
Gli strumenti più adatti a diversificare nell’economia reale sono equity crowdfunding, crowdfunding immobiliare, fondi ELTIF, PIR Alternativi e, per chi cerca maggiore liquidità, ETF focalizzati su small e mid cap.
Ognuno di questi strumenti risponde a un’esigenza diversa in termini di importo minimo, liquidità e livello di coinvolgimento richiesto all’investitore, come riassunto qui di seguito:
- equity crowdfunding, per diventare soci diretti di startup e PMI innovative
- crowdfunding immobiliare, per finanziare singoli progetti edili con rendimento definito
- ELTIF e PIR Alternativi, per veicolare risparmio di lungo periodo con vantaggi fiscali
- ETF su small e mid cap, per un’esposizione quotata e più liquida al tessuto produttivo delle PMI.
Equity crowdfunding: investire in startup e PMI
L’equity crowdfunding permette di diventare soci di startup e PMI innovative tramite piattaforme online autorizzate, con importi di ingresso accessibili, spesso a partire da 100-500 euro per singolo progetto.
È lo strumento più diretto per chi vuole partecipare fin dalle fasi iniziali alla crescita di un’impresa, scegliendo personalmente in quali progetti investire dopo aver analizzato business plan, team e prospettive di mercato. Il rovescio della medaglia è un rischio elevato di insuccesso, tipico delle fasi early stage, bilanciato però dalla possibilità di diversificare su più campagne con capitali contenuti.
Crowdfunding immobiliare per progetti edili specifici
Il crowdfunding immobiliare finanzia singoli progetti edili, dalla ristrutturazione alla nuova costruzione, con rendimenti legati direttamente all’andamento dell’operazione immobiliare sottostante.
A differenza dell’equity crowdfunding su startup, nel crowdfunding immobiliare si ha un asset fisico e più facilmente valutabile, con tempi di rientro spesso definiti a priori dal piano dell’operazione. Resta comunque un investimento poco liquido, legato ai tempi di realizzazione e vendita o locazione dell’immobile finanziato.
ELTIF e PIR Alternativi per il lungo periodo
Gli ELTIF e i PIR Alternativi veicolano il risparmio di lungo periodo verso imprese europee non quotate, offrendo vantaggi fiscali a chi mantiene l’investimento per un periodo minimo stabilito dalla normativa.
Sono pensati per chi ha un orizzonte temporale ampio e preferisce delegare la selezione dei singoli progetti a un gestore professionale, pagando in cambio commissioni di gestione più strutturate rispetto a un investimento diretto tramite piattaforma.
ETF su small e mid cap per maggiore liquidità
Gli ETF focalizzati su small e mid cap (quindi a bassa e media capitalizzazione) offrono un’esposizione indiretta e quotata al tessuto produttivo delle PMI, con il vantaggio di poter essere acquistati e venduti in ogni momento di mercato aperto.
È lo strumento più liquido tra quelli citati, adatto a chi vuole avvicinarsi all’economia reale senza rinunciare alla possibilità di disinvestire rapidamente, pur perdendo parte del contatto diretto con il singolo progetto finanziato.
La scelta tra questi strumenti dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio dell’investitore, più che da una gerarchia oggettiva tra strumento migliore e peggiore. Chi cerca un contatto diretto con i progetti finanziati troverà nell’equity crowdfunding lo strumento più coerente con l’idea stessa di investire nell’economia reale, mentre chi privilegia la semplicità operativa può partire da un mix di ELTIF ed ETF specializzati, per poi ampliare gradualmente la propria esposizione diretta.
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L’investimento di progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.