I contributi a fondo perduto sono incentivi pubblici che non richiedono restituzione del capitale né pagamento di interessi. Nel 2026 rappresentano uno degli strumenti di finanza agevolata più utilizzati da startup, PMI e imprenditori. Combinati con strumenti di capitale privato come l’equity crowdfunding, permettono di costruire un funding mix solido riducendo il fabbisogno finanziario iniziale.
Cosa sono i contributi a fondo perduto?
I contributi a fondo perduto sono finanziamenti erogati da enti pubblici — UE, Stato, Regioni — che il beneficiario non è tenuto a restituire. Non prevedono né restituzione del capitale né pagamento di interessi. Possono essere erogati come percentuale sull’investimento totale (generalmente dal 40% al 90%) o come importo fisso.
Spesso sono combinati con un finanziamento agevolato a tasso zero, creando un mix di sostegno particolarmente favorevole per nuove imprese e PMI innovative.
Contributo a fondo perduto, finanziamento agevolato e prestito bancario: le differenze nella tabella.
| Fondo perduto | Finanziamento agevolato | Prestito bancario | |
|---|---|---|---|
| Restituzione | No | Sì (solo capitale) | Sì (capitale + interessi) |
| Interessi | No | Tasso ridotto o zero | Tasso di mercato |
| Garanzie richieste | No | Spesso no | Sì |
Tipologie di contributo a fondo perduto
Non tutti i contributi a fondo perduto funzionano allo stesso modo. Esistono quattro tipologie principali, che si differenziano per la finalità e il tipo di spesa coperta.
| Tipologia | Descrizione |
|---|---|
| Conto capitale | La forma più comune. Erogazione diretta in percentuale sull’investimento totale ammissibile. |
| Conto impianti | Concesso specificamente per l’acquisto di beni ammortizzabili: macchinari, impianti, attrezzature. Subordinato alla rendicontazione delle spese. |
| Conto esercizio | Copre costi operativi e di personale. Non finanzia l’acquisto di beni pluriennali. |
| Conto interessi | Abbatte o azzera gli interessi su un finanziamento collegato. Spesso aggiuntivo rispetto a un prestito agevolato. |
Chi può accedere: destinatari e requisiti
I requisiti variano da bando a bando, ma alcune condizioni sono trasversali a quasi tutte le misure attive nel 2026:
- iscrizione al Registro delle Imprese e regolarità contributiva (DURC in regola)
- assenza di procedure concorsuali o stato di liquidazione
- rispetto del regime de minimis: limite massimo di aiuti pubblici ricevuti nei tre anni precedenti (attualmente 300.000 €)
- sede legale oppure operativa nel territorio di riferimento del bando
Molti programmi prevedono condizioni più favorevoli per profili specifici:
- nuove imprese: spesso richiesta costituzione da non più di 12–24 mesi e presentazione di un business plan dettagliato con analisi di mercato e previsioni economico-finanziarie a tre-cinque anni
- imprese già avviate: devono dimostrare la finalità di crescita o innovazione dell’investimento proposto, con bilanci degli ultimi esercizi e documentazione contabile aggiornata
- startup innovative e PMI innovative: accesso a misure dedicate con quote a fondo perduto maggiorate, spesso senza obbligo di garanzie reali
- giovani under 35 e donne: percentuali di copertura più elevate nella maggior parte delle misure nazionali, con bandi dedicati a livello sia nazionale sia regionale
- lavoratori autonomi e liberi professionisti: accesso a misure specifiche, in particolare nel Mezzogiorno — ad esempio voucher da 40.000–50.000 € per l’acquisto di beni e servizi strumentali all’attività.
Un requisito spesso sottovalutato riguarda la cumulabilità con altri aiuti già ricevuti: chi ha beneficiato di contributi pubblici negli ultimi tre anni deve verificare lo spazio de minimis residuo prima di presentare nuove domande.
Bando a sportello o a graduatoria: cosa cambia
Prima di presentare domanda è fondamentale capire come viene assegnato il contributo, perché cambia radicalmente la strategia di candidatura:
- Bando a sportello: le risorse vengono assegnate in ordine cronologico di arrivo delle domande, fino a esaurimento dei fondi. La tempestività è decisiva: chi presenta la domanda in ritardo rischia di non ricevere nulla, anche se il progetto è valido. Esempio: Nuova Sabatini e Smart&Start Italia
- Bando con graduatoria: le domande vengono valutate e classificate in base a criteri di merito — qualità del progetto, impatto occupazionale, sostenibilità. La data di presentazione conta meno della solidità del dossier. Vengono finanziati i progetti con punteggio più alto, fino a esaurimento delle risorse.
Principali contributi a fondo perduto nel 2026
Smart&Start Italia
Gestita da Invitalia, è la misura di riferimento per le startup innovative. Finanzia progetti tra 100.000 e 1,5 milioni di euro con copertura fino all’80% delle spese ammissibili, tramite un mix di finanziamento a tasso zero e quota a fondo perduto. Per le startup del Mezzogiorno con soci prevalentemente under 36 o donne, la quota a fondo perduto sale al 30%.
Misura a sportello, senza garanzie, con valutazione in circa 60 giorni. Il progetto deve prevedere almeno il 15% delle spese in ricerca e sviluppo. Le startup più giovani possono beneficiare di servizi di tutoraggio tecnico-gestionale del valore di 15.000 € (al Sud) o 7.500 € (resto d’Italia). Se la startup riceve successivamente investimenti da privati, può richiedere la conversione di una parte del finanziamento in contributo a fondo perduto.
Resto al Sud 2.0
Operativo dal 15 ottobre 2025 con una dotazione di 445,5 milioni di euro. Rivolto a persone tra i 18 e i 55 anni residenti nelle regioni del Mezzogiorno che intendono avviare un’impresa o un’attività professionale. Prevede due opzioni: un voucher fino a 50.000 € per microattività e un contributo a fondo perduto fino al 75% per progetti fino a 200.000 €.
Ogni progetto approvato include 5.000 € in servizi di tutoraggio obbligatori. I settori ammissibili spaziano dalla manifattura al turismo, dall’artigianato ai servizi, con esclusione delle attività agricole e del commercio ambulante. La misura è agevolabile anche per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA.
ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero
Rivolta a nuove imprese e PMI a prevalenza giovanile o femminile. Combina finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto pari a circa il 20% dell’investimento. Pensata per sostenere sia la fase di avvio sia i primi progetti di sviluppo.
Nuova Sabatini
Misura strutturale a sportello, costantemente rifinanziata. Sostiene gli investimenti in macchinari, impianti e beni strumentali con un contributo in conto impianti erogato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Gli importi finanziabili vanno da 20.000 a 4 milioni di euro.
Sono ammissibili acquisti di macchinari, attrezzature, impianti, hardware, software e tecnologie digitali — anche in leasing. Il contributo è maggiorato per le PMI innovative impegnate in processi di digitalizzazione e transizione green. La domanda si presenta tramite banche e intermediari finanziari convenzionati. Cumulabile con quasi tutti gli altri strumenti attivi, inclusa la ZES Unica.
Transizione 5.0
Non è tecnicamente un fondo perduto, ma un credito d’imposta che può arrivare al 45% per le PMI che investono in beni 4.0 con risparmio energetico certificato. Dal 2026 è cumulabile con il credito ZES Unica, purché il beneficio totale non superi il 100% del costo dell’investimento.
Bandi PNRR e regionali
Nel 2026 prosegue l’attuazione dei fondi PNRR e dei programmi europei FESR e FSE+, in larga parte attraverso bandi regionali. Coprono ambiti come ricerca e sviluppo, digitalizzazione, sostenibilità ambientale e internazionalizzazione. Le percentuali di contributo variano, ma possono arrivare fino al 50–60% delle spese ammissibili. Tra i settori più attivi nel 2026: turismo sostenibile, economia circolare, intelligenza artificiale applicata alla produzione, e trasferimento tecnologico tra università e imprese. Per trovare i bandi attivi per regione e settore: Contributi Europa e Contributi Regione.
Come presentare domanda per un contributo a fondo perduto?
Il primo passo è identificare il bando più adatto al proprio progetto, verificando obiettivi, beneficiari ammissibili e spese finanziabili. La documentazione va raccolta con anticipo, perché i sistemi telematici si sovraccaricano nelle ultime ore prima della scadenza.
Gli errori più frequenti che portano al rigetto sono: documentazione incompleta o non aggiornata, spese sostenute prima della presentazione della domanda, mancata verifica del de minimis residuo e scelta di un bando per cui l’impresa non possiede tutti i requisiti. Per bandi complessi, affidarsi a un consulente specializzato può fare la differenza: il costo della consulenza è spesso ammissibile tra le spese del progetto stesso.
| Fase | Descrizione |
|---|---|
| Scelta del bando | Verificare obiettivi, beneficiari ammissibili e spese finanziabili. Controllare scadenza e modalità di valutazione (sportello o graduatoria). |
| Verifica requisiti | Accertare forma giuridica, sede operativa, DURC in regola, spazio de minimis disponibile. |
| Documentazione | Business plan, visura camerale, bilanci, preventivi delle spese, dichiarazioni de minimis. Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda. |
| Rendicontazione | Conservare fatture e prove di pagamento. Il contributo viene erogato al completamento del programma di spesa, spesso in tranche legate a stati di avanzamento. |
Contributi a fondo perduto e capitale privato: come combinarli
I contributi pubblici non escludono il capitale di rischio privato: al contrario, la combinazione è la strategia più efficiente per ridurre il fabbisogno finanziario iniziale e rendere il progetto più solido agli occhi degli investitori.
Un esempio concreto: una startup innovativa che ottiene un finanziamento Smart&Start da 500.000 € (di cui 150.000 € a fondo perduto per localizzazione nel Sud) e raccoglie contemporaneamente 200.000 € tramite una campagna di equity crowdfunding su CrowdFundMe copre il fabbisogno iniziale con un esborso diretto minimo. Gli investitori della campagna beneficiano inoltre di detrazioni IRPEF fino al 50% dell’importo investito, rendendo l’operazione fiscalmente vantaggiosa su entrambi i lati — per la startup e per chi la finanzia.
Per chi investe in startup innovative tramite equity crowdfunding, si aggiunge l’esenzione da imposta capital gain sulle plusvalenze reinvestite in altre startup innovative entro tre anni. Questi incentivi si sommano — e non si escludono — rispetto ai contributi a fondo perduto eventualmente ottenuti dalla startup.
Nel 2026 i contributi a fondo perduto esprimono il massimo valore quando sono integrati in un funding mix: agevolazioni pubbliche, garanzie, equity crowdfunding e capitale di rischio privato. È in questa logica che strumenti pubblici e privati lavorano insieme per sostenere una crescita più solida e sostenibile.
Domande frequenti sui contributi a fondo perduto
I contributi a fondo perduto sono cumulabili con altre agevolazioni?
Dipende dai bandi. Dal 2026 ZES Unica è cumulabile con Transizione 5.0, purché il beneficio totale non superi il 100% del costo. La Nuova Sabatini è compatibile con quasi tutti gli altri strumenti. È sempre necessario verificare i limiti di cumulo nel testo del singolo bando.
I contributi a fondo perduto sono tassabili?
In linea generale sì: i contributi a fondo perduto sono considerati sopravvenienze attive e concorrono alla formazione del reddito d’impresa. Fanno eccezione alcune misure specifiche — è sempre opportuno verificare con un consulente fiscale.
Cosa succede se la domanda viene respinta?
Il rigetto non comporta costi né penalizzazioni automatiche per l’accesso ad altri bandi. Se la causa è la mancanza di requisiti, è possibile ripresentare domanda su misure diverse o correggere il progetto per bandi futuri.
Quanto tempo serve per ricevere il contributo?
I tempi variano. Smart&Start Italia valuta le domande in circa 60 giorni. Per bandi a sportello come la Nuova Sabatini i tempi sono più rapidi. L’erogazione effettiva avviene per stati di avanzamento, dopo la rendicontazione delle spese sostenute.
Cosa succede se non rispetto gli impegni del bando?
Se il beneficiario non utilizza le somme per le finalità dichiarate o non mantiene gli obblighi previsti (es. livelli occupazionali, durata dell’investimento), l’ente erogatore può richiedere la restituzione totale o parziale del contributo, con possibili sanzioni.
L’investimento di progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.