Per investire in startup ci si può affidare a business angel, venture capital e piattaforme di equity crowdfunding. Vediamo in che modo, quali importi minimi servono, quali rischi comporta, come e quando si esce da un investimento, e qual è il trattamento fiscale, aggiornato nel 2026.
Cos’è una startup?
Prima di affrontare le possibilità di investimento che le startup offrono nel 2026, è bene iniziare col definire in modo chiaro e univoco cos’è una startup, così da tracciare immediatamente i contorni di un possibile investimento.
Una startup è una azienda nuova, fondata di recente, con un business plan ben definito e dalla fondamentale caratteristica di potersi espandere in tempi estremamente brevi, con un valido potenziale non solo in termini di guadagno, ma anche di creazione di nuovi posti di lavoro. Deve poi essere una realtà scalabile da investitori qualificati come fondi di investimento, banche, agenti di cambio, fondi pensione, assicurazioni.
Investire in una startup innovativa nel 2026
Tra diverse tipologie di startup si segnala la “startup innovativa” che, secondo il decreto legge 179/2012, deve essere un’impresa costituita da non più di cinque anni, avere come oggetto prevalente o esclusivo il progetto, lo sviluppo e infine la commercializzazione di un prodotto, oppure un servizio, ad alto valore tecnologico.
Tra i requisiti, è richiesto che almeno 2/3 del personale della società abbia una laurea magistrale o almeno 1/3 del personale sia composto da dottori di ricerca, da dottorandi o ricercatori.
Perché investire in una startup?
Investire in una startup significa affidare i propri soldi ad una realtà allo stato embrionale, che per definizione può comportare un alto ritorno economico ma anche un alto rischio e un alto tasso di fallimento.
Il capitale investito pertanto rischia di non determinare un ritorno, ed è bene valutare in sede di startup pitch (ovvero nel contesto della presentazione della impresa) quali potrebbero essere i rischi che potrebbero ridurre il ROI (in inglese, return of investment).
Allo stesso tempo, nel contesto della valutazione economica, vanno considerati non solo i capitali che potrebbero essere investiti, ma soprattutto il capital gain (detto anche Plusvalenza), la differenza tra il prezzo a cui sono state acquistate le azioni o le obbligazioni e il prezzo a cui vengono vendute.
Quanto investire in una startup: tagli minimi e diversificazione
Il taglio minimo per investire in una startup tramite equity crowdfunding parte da poche centinaia di euro, con soglie che su piattaforme come CrowdFundMe possono scendere fino a 250 euro per singola operazione.
Il taglio effettivo varia comunque da campagna a campagna, deciso dalla società che raccoglie capitali, e sulle piattaforme italiane i ticket più diffusi per gli investitori retail si collocano tipicamente tra 500 e 5.000 euro: una fascia che si presta anche a chi vuole iniziare a investire piccole somme senza esporsi a rischi eccessivi. Le campagne di equity crowdfunding autorizzate Consob possono raccogliere complessivamente fino a 5-8 milioni di euro, mentre il target minimo di raccolta, se non raggiunto entro la scadenza, comporta la restituzione integrale dei fondi versati.
Per chi valuta l’entità dell’investimento complessivo, entrano in gioco anche i tetti previsti dalla normativa fiscale sulle startup innovative, che di fatto orientano l’importo su cui conviene concentrarsi in un singolo periodo d’imposta.
| Soglia | Importo |
|---|---|
| Taglio minimo indicativo su CrowdFundMe | a partire da 250 euro |
| Ticket retail più diffusi sulle piattaforme italiane | tra 500 e 5.000 euro |
| Raccolta massima di una campagna equity autorizzata Consob | 5-8 milioni di euro |
| Tetto per la detrazione IRPEF in regime de minimis | 100.000 euro annui |
| Tetto storico per il regime ordinario (sospeso dal 2026) | 1.000.000 di euro annui |
Data l’alta rischiosità del singolo investimento, la prassi più diffusa tra gli investitori privati è quella di spalmare il capitale su più campagne e più settori, così da ridurre l’impatto dell’eventuale fallimento di una singola startup sul portafoglio complessivo.
Quali sono i rischi di investire in una startup?
Investire in una startup comporta un rischio elevato di perdita totale del capitale, a fronte di un potenziale di rendimento altrettanto alto.
I principali fattori di rischio da valutare prima di sottoscrivere una campagna sono:
- alto tasso di fallimento delle startup, soprattutto nei primi anni di attività
- illiquidità dell’investimento, per l’assenza di un mercato secondario sviluppato su cui rivendere le quote prima dell’exit
- assenza di distribuzione di dividendi nei primi anni, perché gli utili vengono reinvestiti per sostenere la crescita
- rischio di durata, dato che i tempi necessari a realizzare il progetto non sono definibili a priori
- rischio di settore, più marcato in comparti soggetti a rapidi cambiamenti tecnologici o normativi
- rischio di diluizione della propria quota nei round di finanziamento successivi.
La bassa liquidità è uno degli aspetti meno intuitivi per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di investimento: nei casi di bassa liquidità risulta difficile per l’investitore portare a termine la vendita della propria equity (la propria quota azionaria) prima che si presenti un’occasione di exit. Anche per questo motivo, diversificare su più startup e più settori, dopo aver valutato correttamente il proprio profilo di rischio, resta la strategia più diffusa per gestire il profilo di rischio complessivo.
Investire in startup, guadagni
Non è possibile indicare in termini assoluti un ritorno di investimento nel momento in cui si è investito del capitale, o parte dei propri risparmi, in una startup. Risulta quindi più utile conoscere alcuni criteri che permettono di valutare la possibilità che una startup determini un rendimento in termini economici. Tra i criteri che un investitore dovrebbe tenere a mente ci sono:
- gruppo di lavoro, con competenze certificate e interesse reale nella crescita della startup
- traction, ovvero progressi che siano dimostrabili, insieme alla validazione del mercato
- market, un mercato che prometta rendimenti cospicui
- value proposition, quindi un modello di business che sia concreto e realizzabile
- previsioni finanziarie che siano argomentate e chiare, fin dai primissimi passi
- exit strategy, un piano di realizzazione dei rendimenti.
L’investimento in startup, soprattutto nel 2026, richiede studio e attenzione. Secondo i dati dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti in equity nelle startup e scaleup hi-tech italiane si sono attestati a 1.456 milioni di euro, in lieve crescita del 2,8% rispetto al 2024, ma ancora distanti dal record del 2022 (2.160 milioni di euro).
Come si esce da un investimento in una startup: modalità e tempistiche
Si esce da un investimento in una startup tramite la vendita delle quote a terzi, l’acquisizione da parte di un’azienda più grande, la quotazione in borsa oppure il riacquisto delle quote da parte della società, generalmente dopo un orizzonte temporale medio-lungo. Le prospettive di exit vanno valutate già in fase di analisi della campagna, insieme agli altri criteri di rendimento.
Le principali modalità di exit sono riassunte nella tabella seguente.
| Modalità di exit | Come funziona | Tempistica indicativa |
|---|---|---|
| Vendita diretta della quota | cessione a un altro investitore o a un fondo, anche tramite bacheche elettroniche dedicate | variabile, dipende dalla domanda sul mercato secondario |
| Acquisizione (trade sale) | un’azienda più grande rileva la partecipazione degli investitori | in genere 5-7 anni dall’investimento |
| Quotazione in borsa (IPO) | la società destina parte delle proprie azioni agli azionisti del mercato | spesso oltre 7 anni, per le società che raggiungono questa fase |
| Riacquisto delle quote (buyback) | i soci fondatori o la società stessa riacquistano le quote degli investitori | definito caso per caso, spesso legato a clausole contrattuali |
L’orizzonte temporale di questo tipo di investimento è tipicamente di medio-lungo periodo: per valutare il successo di un investimento in startup o PMI innovative conviene considerare un arco di almeno 5-7 anni, che in alcuni casi può estendersi fino a 10 anni prima che si presenti un’occasione di exit concreta.
Data la sua giovane età, una startup ha una minore capacità di riduzione e gestione dei rischi rispetto a un’azienda consolidata, e l’investitore rischia di dover attendere più a lungo del previsto prima di poter disinvestire.
L’ingresso in borsa, o in termini più esatti la quotazione in borsa, si verifica quando una società vende agli investitori una parte del proprio capitale attraverso delle azioni: questi titoli azionari sono poi oggetto di scambio nel mercato, e le dinamiche tra domanda e offerta ne fisseranno il prezzo.
In che modo investire in una startup?
Esistono diverse strade che permettono investimenti a favore di una startup innovativa. Si possono indicare:
- piattaforme di crowdfunding che permettono il cosiddetto “finanziamento collettivo” o “finanziamento dal basso”. In termini più esatti, si può definire come una partecipazione finanziaria, da parte della rete sociale, verso un progetto sviluppato da startupper, in questo caso. Le piattaforme di crowdfunding permettono agli startupper di descrivere la propria impresa innovativa, le finalità, così da raggiungere potenziali investitori interessati, che contribuiranno con importi anche minimi
- business angel, ovvero un investitore informale che mette a disposizione della startup il proprio capitale insieme alle proprie conoscenze, qualora l’impresa dimostra margini concreti di crescita futura
- venture capital che, a differenza di un business angel, appartiene a fondi di investimento oppure a società specializzate. Si tratta di investitori formali che investono in una startup a fronte dell’ingresso nel capitale sociale.
Migliori siti per investire in startup
Tra i diversi siti grazie a quali è possibile investire in startup, nel 2026, c’è proprio CrowdFundMe.
CrowdFundMe è una piattaforma di equity crowdfunding che mette in contatto gli investitori con le startup e le PMI in cerca di finanziamenti. Gli utenti possono quindi investire in aziende innovative e in crescita acquistando piccole quote del capitale sociale, e diventando a tutti gli effetti azionisti delle società.
I tipi di investimenti disponibili sulla piattaforma possono variare da startup in fase iniziale (early stage) che cercano capitali per sviluppare idee e prodotti innovativi, fino a piccole e medie imprese già consolidate che ricercano finanziamenti per espansione o scale-up. CrowdFundMe permette di investire in una varietà di settori, offrendo l’opportunità di diversificare il portafoglio di investimenti con soglie di ingresso piuttosto basse.
Tra le principali nicchie di investimento in crowdfunding, nel 2026, si possono indicare:
I diversi progetti in cui investire, nel 2026, sono presenti nella bacheca di CrowdFundMe.
Percorso completo per investire in una startup: dai passaggi pratici alla tassazione
Il percorso per investire in una startup tramite equity crowdfunding si sviluppa in sette passaggi, dalla registrazione sulla piattaforma fino alla dichiarazione fiscale dell’eventuale guadagno.
- Registrazione e verifica dell’identità (KYC) sulla piattaforma di equity crowdfunding autorizzata Consob: richiede in genere pochi giorni lavorativi
- Analisi della campagna e della documentazione pubblicata in bacheca, tra cui business plan, cap table e valutazione pre-money della startup
- Adesione alla campagna con l’importo scelto, a partire dai tagli minimi previsti dalla singola raccolta, spesso compresi tra 250 e 500 euro
- Chiusura della campagna al raggiungimento del target minimo di raccolta, con una durata media di 30-90 giorni: se il target non viene raggiunto entro la scadenza, i fondi vengono restituiti integralmente
- Perfezionamento della sottoscrizione e ingresso nel capitale sociale, con emissione delle quote o azioni a favore dell’investitore
- Mantenimento della partecipazione per almeno tre anni, condizione necessaria per non decadere dall’eventuale detrazione fiscale richiesta in dichiarazione dei redditi
- Gestione della fiscalità nel tempo: indicazione dell’investimento nei quadri dedicati del modello Redditi o del 730, e tassazione al 26% su eventuali plusvalenze o dividendi percepiti al momento dell’exit o della distribuzione degli utili.
La tabella riepiloga tempistiche e importi di ogni fase.
| Fase | Tempistica indicativa | Importo o costo |
|---|---|---|
| Registrazione e KYC | pochi giorni lavorativi | nessun costo diretto |
| Adesione alla campagna | immediata | a partire da 250-500 euro |
| Chiusura della campagna | 30-90 giorni | target minimo/massimo della singola raccolta |
| Vincolo di mantenimento | almeno 3 anni | nessun esborso aggiuntivo |
| Tassazione su plusvalenze o dividendi | al momento dell’exit o della distribuzione | 26% sull’importo del guadagno |
Agevolazioni fiscali startup 2026
Investire in una startup innovativa in Italia può dare accesso a un insieme articolato di agevolazioni fiscali, contributive e finanziarie, ma il quadro normativo su questo fronte è cambiato in modo sostanziale a partire dal 2026. Prima di operare qualsiasi scelta, è sempre opportuno verificare lo stato aggiornato delle singole misure su Agenzia delle Entrate e MIMIT e, se necessario, rivolgersi a un consulente qualificato. Di seguito le principali agevolazioni disponibili per investitori e startup innovative, con lo stato di validità aggiornato.
Incentivi fiscali per chi investe in startup innovative
Dal 1° gennaio 2026 la detrazione IRPEF ordinaria del 30% non è più operativa, perché l’autorizzazione della Commissione Europea sugli aiuti di Stato che la sosteneva è scaduta il 31 dicembre 2025 e non risulta rinnovata dalla Legge di Bilancio 2026.
Resta invece attiva, per gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2025, la detrazione in regime de minimis, che è stata portata al 65% (rispetto al 50% applicato fino al 2024), nel limite massimo di 100.000 euro di investimento per ciascun periodo d’imposta. Questo regime è riservato alle startup innovative nei primi anni di iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese e richiede una specifica domanda della società al MIMIT.
| Regime | Aliquota | Limite di investimento | Stato al 2026 |
|---|---|---|---|
| Ordinario (art. 29 D.L. 179/2012) | 30% | 1.000.000 di euro annui | sospeso dal 1° gennaio 2026 |
| De minimis (art. 29-bis, dal 2025) | 65% (50% fino al 2024) | 100.000 euro annui | attivo |
Su questo punto la normativa è particolarmente citata e ripresa online, ma anche particolarmente soggetta ad aggiornamenti: al momento è in corso un confronto tra il governo italiano e la Commissione Europea sull’eventuale ripristino del regime ordinario, anche con effetto retroattivo. Vale quindi la pena verificare sempre lo stato più recente della misura prima di considerarla nella propria valutazione di investimento.
In tutti i casi, la detrazione resta condizionata al vincolo di mantenimento della partecipazione per almeno tre anni: in caso di cessione anticipata, la detrazione decade e va restituita con gli interessi legali.
Esempio pratico: detrazione al 65% su 10.000 euro
Supponiamo di investire 10.000 euro nel capitale di una startup innovativa tramite una piattaforma di equity crowdfunding come CrowdFundMe, in regime de minimis. Con la detrazione IRPEF al 65%, la somma che si sottrae dall’imposta lorda dovuta in dichiarazione dei redditi è pari a 6.500 euro: il costo effettivo dell’investimento scende quindi a 3.500 euro. Anche in questo caso la condizione essenziale è mantenere la partecipazione per almeno tre anni: in caso di cessione anticipata, la detrazione decade e va restituita con gli interessi.
Crediti d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione
Le startup innovative possono accedere ai crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design, con aliquote differenziate per tipologia di attività. Le spese ammissibili comprendono personale, contratti di ricerca e ammortamento di strumenti e attrezzature.
Regime Patent Box
Il Patent Box è un regime opzionale che prevede una super-deduzione del 110% dei costi di R&S su beni immateriali: software, brevetti, disegni e modelli. Richiede il rispetto delle condizioni previste dall’Agenzia delle Entrate.
Strumenti di accesso al credito e agli investimenti
La Nuova Sabatini sostiene l’acquisto di beni strumentali con un contributo in conto interessi, con maggiorazioni per investimenti 4.0. Il Fondo di Garanzia per le PMI facilita l’accesso al credito bancario anche senza garanzie reali.
Incentivi all’occupazione
Le startup innovative possono accedere alle misure di incentivo all’assunzione previste dalla normativa vigente: esoneri contributivi per giovani, incentivi per il Mezzogiorno e misure per categorie specifiche. Le condizioni variano annualmente e possono richiedere autorizzazione europea.
Vantaggi legati allo status di startup innovativa
L’iscrizione al Registro delle Imprese come startup innovativa garantisce esonero dai diritti camerali e dall’imposta di bollo, maggiore flessibilità contrattuale, disciplina agevolata sulle perdite e semplificazioni amministrative.
Per un utilizzo corretto degli incentivi disponibili è consigliabile consultare le fonti ufficiali (MIMIT, Agenzia delle Entrate, Invitalia), verificare gli eventuali decreti attuativi in vigore e valutare il supporto di un consulente specializzato in finanza agevolata.
Domande frequenti
Qual è l’importo minimo per investire in una startup?
Su piattaforme come CrowdFundMe il taglio minimo può partire da 250 euro, anche se il taglio effettivo varia da campagna a campagna e i ticket più diffusi tra gli investitori retail si collocano tra 500 e 5.000 euro.
Quali sono i rischi principali di investire in una startup?
I rischi principali sono l’alto tasso di fallimento, l’illiquidità dell’investimento, l’assenza di distribuzione di dividendi nei primi anni e la possibilità di perdere l’intero capitale investito.
Come si esce da un investimento in una startup?
Le exit più comuni sono la vendita della quota a terzi, l’acquisizione da parte di un’azienda più grande, la quotazione in borsa e il riacquisto delle quote da parte della società, generalmente dopo un orizzonte di 5-10 anni.
La detrazione fiscale del 30% per le startup innovative è ancora valida nel 2026?
No, dal 1° gennaio 2026 la detrazione ordinaria del 30% non è più operativa per la scadenza dell’autorizzazione UE sugli aiuti di Stato: resta attivo il regime de minimis al 65%, nel limite di 100.000 euro annui.
Per quanto tempo bisogna mantenere l’investimento per non perdere le agevolazioni fiscali?
Il vincolo minimo è di tre anni: in caso di cessione anticipata della partecipazione, la detrazione ottenuta decade e va restituita con gli interessi legali.