Come fare il business plan di una startup

Una startup, come ogni attività imprenditoriale e ogni idea di business, ha bisogno di un business plan. Perché è importante? Da quali elementi è composto e in che modo può essere redatto?

 

Importanza di un business plan per startup

Il business plan per startup è il documento strategico e numerico che trasforma un’idea imprenditoriale in un progetto concreto. Descrive il problema che la startup risolve, il mercato, il modello di ricavi, il team e le previsioni economico-finanziarie a 3-5 anni. Serve a guidare la crescita e a convincere investitori, banche e piattaforme di equity crowdfunding.

Il primo passo di una startup, e più in generale di ogni attività imprenditoriale, è certamente dato da un prodotto o un servizio che incontrino la domanda del mercato, o di cui il mercato stesso non è ancora consapevole. Specie per le startup, soprattutto per startup innovative.

E se un’idea di business è il primo passo, la strada che dovrà essere percorsa per arrivare al cliente è data dal business plan, uno strumento imprescindibile, come una bussola che permette alla startup di orientarsi e di orientare i potenziali investitori, o gli istituti di credito, per poter raccogliere il capitale.

Il business plan è una road map che orienta una startup non solo nel delineare il proprio piano d’azione per obiettivi, ma aiuta gli startupper a scandire gli obiettivi di breve, medio e lungo termine, in un arco di tempo che può comprendere il singolo anno per arrivare ad un piano quinquennale di raggiungimento degli obiettivi.

Dal punto di vista degli investitori, poi, il business plan è il documento che permette di comprendere perché investire in una startup, con quali rischi e quali potenzialità di ROI (return of investment).

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Cosa si intende per startup e startup innovativa?

Una startup è un’organizzazione temporanea con un modello di business centrato sull’innovazione, pensato per essere scalabile, ripetibile e sostenibile: risolve un problema del mercato o del cliente per cui non esisteva ancora una soluzione adeguata.

In Italia la startup innovativa è definita dall’articolo 25 del decreto legge 179 del 18 ottobre 2012, modificato in profondità dalla legge 193/2024 (legge annuale per il mercato e la concorrenza), in vigore dal 18 dicembre 2024 e chiarita dalla circolare del MIMIT del 29 luglio 2025. Oggi una startup innovativa deve:

  • essere una società di capitali che rientra nella definizione europea di PMI e non è controllata da grandi imprese
  • iscriversi alla sezione speciale del Registro delle imprese entro 60 mesi dalla costituzione
  • avere sede in Italia (o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo, con una sede operativa in Italia), un valore della produzione non superiore a 5 milioni di euro dal secondo anno e non distribuire utili
  • avere come oggetto, in via esclusiva o prevalente, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico, senza svolgere in prevalenza attività di consulenza o di agenzia, escluse dalla riforma.

Deve inoltre soddisfare almeno uno di tre requisiti di innovazione: spese in ricerca e sviluppo pari almeno al 15% del maggiore tra costo e valore della produzione; personale composto per almeno un terzo da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure per almeno due terzi da laureati magistrali; titolarità o licenza di un brevetto o di un software registrato.

Lo status dura 3 anni. Può arrivare a 5 se la startup dimostra, tra le altre condizioni, spese in R&S di almeno il 25%, un brevetto, un contratto di sperimentazione con la pubblica amministrazione o una crescita di ricavi o occupati superiore al 50%. Oltre i 5 anni sono previste proroghe per le scale-up, legate ad aumenti di capitale da parte di fondi superiori a 1 milione di euro o a ricavi che più che raddoppiano in un anno.

Per un business plan di startup innovativa si determina ha una conseguenza pratica: il piano deve mostrare fin dall’inizio come l’impresa manterrà i requisiti nel tempo, a partire dal budget di ricerca e sviluppo.

Tra i canali per finanziare una startup c’è il crowdfunding, che si sta dimostrando un valido strumento per fare soldi e investire capitale di rischio.

 

Cos’è un business plan?

Prima di fare un pitch, cioè la presentazione della startup a investitori o partner, serve un business plan: il documento che descrive il progetto imprenditoriale e ne costituisce l’ossatura. Riporta obiettivi, strategie, modello di vendita e piano di marketing, e si divide in due parti:

  • una parte descrittiva, che presenta il progetto, il mercato di riferimento, la strategia, il piano operativo, la società e i soci
  • una parte economico-finanziaria, con le previsioni di costi, ricavi e cassa e il break-even point, il punto in cui i ricavi totali coprono i costi totali.

Gli scopi principali di un business plan per startup sono tre:

  • raccogliere fondi e attirare partner
  • verificare il potenziale commerciale dell’impresa
  • ottenere finanziamenti da banche e istituti di credito o attraverso l’equity crowdfunding.

Prima del business plan vero e proprio conviene compilare un business model canvas: un modello su una sola pagina che mette in fila gli elementi chiave per stare sul mercato (clienti, proposta di valore, canali, ricavi, costi) e aiuta a capire se l’idea regge o se la strategia va rivista.

Business_Model_Canvas

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Come fare un business plan per startup: 8 sezioni

Un business plan per startup segue di norma questa struttura. Il peso delle sezioni varia per settore e obiettivi, ma un investitore si aspetta di trovarle tutte.

1. Cover page

La pagina di copertina riporta logo, nome della startup, contatti e data. È la prima cosa che vede un investitore, quindi deve essere chiara e curata.

2. Executive summary

L’executive summary è una sintesi di 1-2 pagine dell’intero progetto: il problema risolto, la soluzione, il mercato, il modello di business (come la startup genera ricavi) e il fabbisogno finanziario. Si scrive per ultimo ma si presenta per primo, perché spesso è l’unica parte che l’investitore legge per intero.

3. Descrizione dell’azienda e del team

Qui trovano spazio mission e vision, forma giuridica, sede, storia e soprattutto il team: fondatori, competenze, ruoli chiave. Gli investitori finanziano prima di tutto le persone che metteranno a frutto il loro capitale.

4. Prodotto o servizio

La sezione descrive caratteristiche tecniche, innovazione e benefici per il cliente, e risponde a tre domande: in cosa si differenzia il prodotto? Ci sono già brevetti o marchi? Come evolverà?

5. Analisi di mercato e concorrenza

Va stimata la dimensione del mercato, spesso con il metodo TAM-SAM-SOM (mercato totale, mercato servibile, quota realisticamente conquistabile), e vanno descritte le buyer personas: caratteristiche demografiche, comportamenti, problemi da risolvere. Seguono l’analisi dei principali concorrenti, il posizionamento e l’analisi SWOT: punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce.

6. Strategia di go-to-market e marketing

Spiega come la startup acquisisce i clienti e promuove il brand: posizionamento, politica di prezzo, canali di vendita e di acquisizione, promozione e costo di acquisizione cliente (CAC).

7. Piano operativo e organizzativo

Contiene l’organigramma, ruoli e mansioni, i processi chiave (produzione, fornitori, logistica, assistenza) e il cronoprogramma delle attività: la roadmap a 3-5 anni con le tappe principali.

8. Piano economico-finanziario

Chiude il documento ed è la parte che gli investitori analizzano più a fondo. Per questo la vediamo nel dettaglio.

 

Piano economico-finanziario: cosa deve contenere?

La parte numerica traduce l’idea in previsioni verificabili. Comprende:

  • conto economico previsionale, con la previsione delle vendite e dei costi anno per anno
  • stato patrimoniale previsionale
  • flussi di cassa (rendiconto finanziario), per capire quando la startup avrà bisogno di nuova liquidità
  • piano degli investimenti e fabbisogno finanziario: quanto capitale serve, come verrà usato e come si pensa di raccoglierlo
  • break-even point
  • valutazione pre-money, cioè il valore della startup prima di ricevere un nuovo round di investimento.

Le previsioni devono essere prudenti e motivate: un investitore preferisce numeri plausibili e ben spiegati a crescite esponenziali senza basi. E non servono per forza grandi capitali per entrare nel capitale di una startup: si può investire anche partendo da 10.000 euro, e il business plan è lo strumento per valutare dove farlo.

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Esempio di business plan per startup

Ecco un esempio semplificato di come si compilano le sezioni. La startup è inventata e i numeri hanno solo valore illustrativo.

Rientro è una startup che noleggia agli e-commerce imballaggi riutilizzabili: il cliente finale li restituisce in un punto di ritiro e l’azienda li lava e li rimette in circolo.

  • Executive summary: imballaggi riutilizzabili a noleggio per e-commerce; la startup cerca 400.000 euro per i primi 24 mesi.
  • Azienda e team: Srl iscritta come startup innovativa, tre fondatori con competenze in logistica, sviluppo software e vendite B2B.
  • Prodotto: imballaggi in materiale riciclato, riutilizzabili almeno 20 volte e tracciati da una piattaforma proprietaria.
  • Mercato: TAM, gli e-commerce italiani; SAM, i negozi online di moda e cosmetica con più di 1.000 ordini al mese; SOM, 150 clienti in 3 anni.
  • Go-to-market: vendita diretta ai brand, accordi con i corrieri, prova gratuita di 60 giorni.
  • Piano operativo: centro di lavaggio a Bologna dal primo anno, secondo hub nel terzo.
  • Piano economico-finanziario: ricavi previsti di 180.000 euro il primo anno e 1,2 milioni il terzo, break-even nel corso del terzo anno.

Chi cerca un esempio di business plan per startup in PDF trova molti modelli scaricabili, anche da università e centri per l’innovazione. Sono utili come traccia, ma vanno sempre adattati: un modello generico non conosce il tuo mercato né i tuoi numeri.

 

Chi può aiutarti a fare un business plan?

Le informazioni da inserire sono molte e la difficoltà maggiore riguarda di solito la parte economico-finanziaria. Qui il supporto di un commercialista o di uno studio specializzato è prezioso.

Il metodo più efficace è costruire il business plan insieme: i fondatori portano la conoscenza del prodotto, del mercato e dei clienti, il professionista imposta la struttura e cura le proiezioni numeriche (conto economico, flussi di cassa, investimenti). La parte descrittiva conta quanto quella numerica, perché è quella che giustifica le metriche del piano.

Un consulente può anche aiutare a tenere il piano aggiornato dopo l’avvio, confrontando previsioni e risultati reali, meglio se con strumenti digitali per gestire budget e indicatori come l’EBITDA.

 

Quanto costa un business plan?

Il costo dipende dalla complessità del progetto, dal settore e dal livello di dettaglio richiesto. Come ordine di grandezza, un business plan di base per una piccola startup può costare qualche centinaio di euro e richiedere una o due settimane di lavoro. Per progetti più complessi, magari da presentare a investitori internazionali e quindi da redigere anche in inglese, si arriva a qualche migliaio di euro e a tempi di oltre un mese.

 

Come creare una startup: i passaggi principali

Il business plan è uno dei passaggi per avviare una startup. In sintesi, il percorso è questo:

  1. Idea di business: un prodotto o servizio innovativo che risolve un problema reale.
  2. Ricerca di mercato: domanda, target e concorrenza, per validare l’idea.
  3. Business plan: redatto con la struttura descritta sopra.
  4. Costituzione legale: scelta della forma societaria (per una startup innovativa serve una società di capitali), iscrizione al Registro delle imprese ed eventualmente alla sezione speciale.
  5. Finanziamento: risparmi personali, prestiti bancari, business angel, venture capital, bandi pubblici o crowdfunding.
  6. MVP: un prodotto minimo funzionante (Minimum Viable Product) per testare l’idea e raccogliere feedback.
  7. Team: persone con competenze complementari per sviluppare, vendere e gestire l’attività.
  8. Marketing e vendite: brand, marketing digitale e canali di vendita.

Operazioni e tecnologia: processi, fornitori, logistica e strumenti digitali per gestire l’attività.

 

Domande frequenti

Quanto deve essere lungo un business plan per startup?

Non esiste una lunghezza fissa: conta che sia completo e facile da leggere. L’executive summary non dovrebbe superare 1-2 pagine, mentre tabelle e proiezioni dettagliate possono andare negli allegati.

Ogni quanto va aggiornato?

Il business plan non si scrive una volta sola. Va rivisto almeno una volta l’anno, ogni volta che cambiano mercato, prodotto o strategia e prima di ogni nuovo round di raccolta.

Business plan e business model canvas sono la stessa cosa?

No. Il canvas è una mappa di una pagina del modello di business; il business plan è il documento completo che lo sviluppa con analisi di mercato, strategia e numeri.

Serve un business plan per una campagna di equity crowdfunding?

Sì. Le piattaforme di norma lo richiedono per valutare il progetto, e gli investitori lo usano per capire se e quanto investire.

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L’investimento in progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.

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