Tassazione capital gain: cos’è e quando si applica nel 2026

La tassazione sul capital gain colpisce i guadagni ottenuti dalla vendita di strumenti finanziari o partecipazioni societarie. In Italia, nel 2026, si applica un’imposta sostitutiva dal 12.5 fino al 33% % sulle plusvalenze realizzate.

Tassazione capital gain, cos’è?

La tassazione sul capital gain è l’imposta che lo Stato applica sui guadagni ottenuti dalla vendita di strumenti finanziari a un prezzo superiore a quello di acquisto.

Il capital gain, in italiano plusvalenza o guadagno in conto capitale, riguarda le persone fisiche che investono in azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni, ETF e partecipazioni in società non quotate.

A seconda dell’investimento da tassare, la percentuale oscilla tra il 12,5%, fino a raggiungere il 26% e il 33%, per quanto riguarda il capital gain ottenuto con investimenti in criptovalute.

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Capital gain, quando viene addebitato?

Il capital gain viene addebitato nel momento in cui si realizza una cessione a titolo oneroso, ovvero quando si vende un asset finanziario ricevendo un corrispettivo in denaro.

Non basta che il valore dell’investimento sia aumentato: finché non avviene la vendita, non c’è capital gain tassabile. Il presupposto fiscale scatta nel momento della vendita, in termini concreti, e non della rivalutazione teorica.

Le operazioni che generano capital gain tassabile sono:

  • vendita di azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari quotati e non quotati
  • cessione di una partecipazione in società, sia di minoranza che di maggioranza
  • rimborso di quote di fondi comuni o ETF a un valore superiore a quello di sottoscrizione
  • cessione di criptovalute con plusvalenza superiore a 2.000 euro per anno solare
  • vendita di titoli di Stato esteri e altri strumenti emessi da Stati esteri.

 

Come si calcola la tassazione sul capital gain?

La formula è semplice: si sottrae il prezzo di acquisto dal prezzo di vendita e si applica l’aliquota del 26% sulla differenza positiva. Questa differenza costituisce la base imponibile.

La formula è: Capital gain = Prezzo di vendita − Prezzo di acquisto. Su questa differenza viene applicata l’imposta sostitutiva del 26%. Nel caso di titoli con cedola o dividendi, questi ultimi vengono tassati separatamente come redditi da capitale.

Attenzione: nel prezzo di acquisto possono essere incluse anche le commissioni di intermediazione. Questo abbassa la base imponibile e, di conseguenza, l’imposta dovuta.

Esistono due principali regimi fiscali attraverso cui viene applicata l’imposta:

  • regime del risparmio amministrato: è il più comune per le persone fisiche che investono tramite intermediari italiani (banche, SIM). L’intermediario calcola e versa l’imposta in automatico. Non serve inserire nulla in dichiarazione dei redditi
  • regime dichiarativo: si utilizza quando si investono tramite intermediari esteri o si scelgono titoli non amministrati in Italia. In questo caso, il contribuente deve calcolare e dichiarare autonomamente le plusvalenze realizzate nella dichiarazione dei redditi.

Non tutti gli strumenti finanziari vengono tassati allo stesso modo, si accennava. L’aliquota varia in base alla tipologia di investimento:

  • 26% (aliquota ordinaria): si applica a azioni, ETF, fondi comuni, obbligazioni corporate, certificates ed ETC
  • 12,5% (aliquota agevolata): riservata ai titoli di Stato italiani (BOT, BTP, CCT, CTZ), alle obbligazioni di enti pubblici e ai titoli emessi da organismi internazionali inclusi nella white list, quindi affidabili
  • criptovalute: le plusvalenze realizzate nel 2025 sono tassate al 26% . o al 18% in caso di rideterminazione del valore. Dal 2026, l’aliquota sale al 33%.

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Qual è la differenza tra plusvalenza e capital gain?

Capital gain e plusvalenza indicano lo stesso concetto: il guadagno derivante dalla vendita di un asset a un prezzo superiore a quello pagato. La differenza è solo terminologica.

“Capital gain” è il termine anglosassone usato nel mondo finanziario internazionale. “Plusvalenza” è invece il termine tecnico utilizzato dalla normativa fiscale italiana, ad esempio nel TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

Il contrario del capital gain è la minusvalenza o capital loss: si verifica quando il prezzo di vendita è inferiore al prezzo di acquisto. Le minusvalenze possono essere compensate con le plusvalenze realizzate nello stesso anno solare o nei quattro anni successivi, riducendo così la base imponibile complessiva.

Per fare un esempio: si è prodotto un guadagnato di 1.000 euro vendendo azioni di una società, ma sono stati persi 400 euro su un altro titolo. La base imponibile su cui si calcola l’imposta capital gain sarà 600 euro (1.000 − 400), con un risparmio fiscale di circa 104 euro.

Bisogna comunque prestare attenzione: le minusvalenze generate da fondi comuni e ETF non possono, per legge, essere compensate con le plusvalenze da vendita di azioni o partecipazioni dirette.

Come evitare la tassazione capital gain?

Non è possibile evitare del tutto l’imposta, ma esistono strategie legali per ridurla o differirla nel tempo. Ecco le principali, accessibili anche a chi non è un esperto fiscale.

 

Compensare plusvalenze e minusvalenze

Come anticipato, è possibile usare le perdite realizzate su alcuni strumenti per abbattere il guadagno imponibile su altri. Pianificare le vendite in perdita entro l’anno solare, o nei quattro anni successivi, può essere un modo efficiente per ottimizzare il carico fiscale.

 

Utilizzare il PIR (Piano Individuale di Risparmio)

I PIR sono strumenti di investimento che, se mantenuti per almeno cinque anni, esentano totalmente dall’imposta capital gain le plusvalenze realizzate. Sono particolarmente adatti per chi investe nel mercato azionario italiano e vuole una gestione fiscale semplificata.

 

Investire tramite strutture societarie

Le società di capitali possono beneficiare della participation exemption (PEX), che esenta il 95% delle plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate dall’IRES (imposta sui redditi delle società). Per chi opera con volumi elevati, investire tramite una holding può essere significativamente più efficiente rispetto all’investimento diretto come persone fisiche.

 

Differire la vendita

Ogni anno è indipendente: non conviene vendere asset in guadagno in un anno fiscale già appesantito da altre plusvalenze. Rinviare la vendita all’anno successivo può permettere di pianificare meglio la compensazione con eventuali minusvalenze.

 

Verificare le agevolazioni per le start-up innovative

Chi investe in start-up innovative tramite piattaforme di equity crowdfunding può beneficiare di detrazioni IRPEF fino al 50% dell’investimento. In più, le plusvalenze da cessione di partecipazioni in start-up innovative sono esenti da imposta capital gain se reinvestite in altre start-up innovative entro tre anni. Si tratta di un incentivo fiscale rilevante, che rende questo segmento particolarmente attrattivo ogni anno.

In ogni caso, prima di strutturare una strategia fiscale basata su capital gain azioni o partecipazioni, è sempre consigliabile affidarsi a un consulente fiscale qualificato. Le norme cambiano con frequenza importante, i casi individuali differiscono e una pianificazione sbagliata può costare più dell’imposta stessa.

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