Una scaleup è un’azienda che ha superato la fase di startup e ha già validato il proprio modello di business: ecco cosa significa questo termine, come si distingue da una startup e come è possibile investirci.
Cos’è un’azienda scaleup?
Una scaleup è un’azienda che ha superato la fase di startup, con un modello di business già validato, ricavi in rapida crescita e una struttura organizzativa consolidata, pronta ad ampliare le proprie operazioni su scala più ampia.
Si tratta del passaggio successivo alla fase di startup, quando il prodotto ha già trovato il proprio mercato e l’azienda concentra le energie sulla crescita dei ricavi piuttosto che sulla validazione dell’idea iniziale. Una scaleup si riconosce per un tasso di crescita medio annuo superiore al 20%, per un team più strutturato e per processi interni più solidi rispetto a una startup in fase iniziale.
La differenza principale con la startup riguarda proprio il grado di maturità: la prima cerca ancora il proprio modello di business, la seconda lo ha già trovato e lo sta replicando su scala più ampia, spesso grazie a round di crescita o a forme di capitale di debito. In Italia il fenomeno è in aumento, e tra gli esempi più conosciuti si possono indicare realtà quali Unobravo, BizAway e Musixmatch.
Quali sono le caratteristiche e i requisiti di una scaleup?
Le caratteristiche principali di una scaleup sono una crescita annua dei ricavi o dei dipendenti superiore al 20%, un team già strutturato e un modello di business validato e replicabile su nuovi mercati.
Non esiste, va specificato, una definizione unica e universale. SI possono comunque individuare alcuni elementi ricorrenti che permettono di distinguere una scaleup da una startup ancora in fase di validazione:
- crescita dei ricavi o del numero di dipendenti superiore al 20% l’anno, per almeno tre anni consecutivi
- un modello di business già testato, con un prodotto o servizio validato dal mercato
- una struttura organizzativa con ruoli definiti, reparti specifici e processi interni consolidati
- accesso a round di finanziamento più maturi, come round di serie A, B o successivi
- una value proposition scalabile su nuovi mercati geografici o su nuovi segmenti di clientela.
A questi elementi si aggiunge spesso una governance più formalizzata, con un consiglio di amministrazione strutturato e sistemi di reporting più simili a quelli di una PMI consolidata che a quelli di una startup agli esordi.
Anche la gestione delle risorse umane cambia: si passa da un piccolo gruppo di fondatori multitasking a reparti distinti, con processi di selezione, onboarding e valutazione delle performance più simili a quelli di un’azienda strutturata.
Qual è la differenza tra una startup e una scaleup?
La differenza principale sta nella fase di maturità: la startup cerca ancora un modello di business sostenibile e scalabile, mentre la scaleup lo ha già trovato e concentra le proprie risorse sulla crescita.
Una startup nasce per validare un’idea, spesso con un prodotto minimo (MVP, Minimum Viable Product, in italiano: prodotto minimo funzionante) e un mercato ancora da testare: in questa fase il rischio è più alto, così come il potenziale di crescita, e il fabbisogno di capitale è tipicamente coperto da business angel o dai primi fondi di venture capital.
Una scaleup, al contrario, ha già superato questa fase: dispone di ricavi ricorrenti, di un team più ampio e di una domanda di mercato verificata, e il capitale che raccoglie serve soprattutto ad accelerare una crescita già in corso, non a dimostrarne la fattibilità.
Ma non tutte le startup diventano scaleup: molte restano bloccate nella fase iniziale, altre falliscono, e solo una minoranza raggiunge la soglia di crescita che permette di parlare di scale-up vero e proprio. Le scaleup più performanti, con una valutazione prossima al miliardo di euro, vengono talvolta definite startup unicorno in potenza, un traguardo che in Italia resta ancora raro ma in progressiva crescita.
Che cos’è il processo di scale-up?
Il processo di scale-up è l’insieme delle azioni con cui un’azienda amplia la propria operatività, il team e i mercati di riferimento per sostenere una crescita rapida e duratura nel tempo.
Portare un’azienda dalla fase di startup a quella di scaleup richiede un cambio di approccio, che riguarda diversi ambiti dell’organizzazione:
- standardizzare i processi interni, riducendo la dipendenza da decisioni informali o accentrate sui fondatori
- investire in tecnologia e infrastrutture in grado di sostenere volumi di attività più elevati
- ampliare il team con figure manageriali dedicate a funzioni specifiche, come vendite, marketing e finanza
- espandere il mercato di riferimento, aprendo nuovi canali di vendita o nuovi paesi
- rafforzare la struttura finanziaria, alternando capitale di rischio e strumenti di debito.
Questo passaggio non è privo di rischi: molte aziende falliscono proprio nella fase di scale-up, quando la crescita rapida mette sotto pressione processi e organizzazione non ancora pronti a sostenerla.
Da startup a scaleup, la situazione in Italia
In Italia il passaggio da startup a scaleup è favorito da un ecosistema di venture capital in crescita e da normative dedicate, con esempi noti come Unobravo, BizAway e Musixmatch tra le realtà più avanzate del panorama tecnologico nazionale.
Il mercato italiano del venture capital ha mostrato negli ultimi anni una ripresa significativa, con un numero crescente di round di dimensioni maggiori destinati proprio alle aziende in fase di scale-up piuttosto che alle startup early stage.
Il termine di Soonicorn, utilizzato per indicare le scaleup più vicine alla soglia del miliardo di valutazione, è stato applicato di recente anche al panorama italiano: tra le realtà più citate figurano:
- Unobravo, piattaforma di assistenza psicologica online
- BizAway, attiva nel business travel management B2B
- Musixmatch, il più grande database mondiale di testi musicali.
Si tratta di aziende che hanno già dimostrato ricavi importanti e modelli di business scalabili, e che rappresentano oggi il segmento più maturo dell’ecosistema tech italiano. Il loro percorso mostra come il salto da startup a scaleup richieda tempo, capitale e una strategia di crescita ben definita, più che una singola intuizione vincente.
Come investire in scaleup?
Si può investire in una scaleup tramite piattaforme di equity crowdfunding, fondi di venture capital specializzati in round di crescita, oppure operazioni riservate a investitori qualificati come i club deal.
Rispetto a una startup early stage, investire in una scaleup comporta generalmente un rischio più contenuto, perché il modello di business è già validato e i ricavi sono in crescita documentata, ma richiede anche capitali più consistenti per round di dimensioni maggiori. Le principali strade a disposizione di chi vuole investire sono:
- il crowdinvesting, che permette anche ai piccoli investitori di partecipare a round di scaleup selezionate tramite piattaforme autorizzate
- i fondi di venture capital o di growth equity, dedicati proprio alle aziende in fase di espansione
- i club deal, riservati a investitori professionali che vogliono co-investire su operazioni di maggiori dimensioni
- l’acquisto secondario di quote, quando disponibile, da soci o investitori che desiderano uscire prima di un’exit.
Prima di investire, è comunque opportuno analizzare con attenzione i dati di crescita dell’azienda, il team alla guida e i rischi specifici del settore, magari attraverso un processo di due diligence strutturato, così da valutare in modo consapevole il potenziale ritorno rispetto al capitale impiegato.
L’investimento di progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.