Il calcolo del valore dell’azienda per la cessione è la stima di quanto vale un’impresa prima della vendita. Serve a fissare un prezzo difendibile con i metodi dei multipli, reddituale, patrimoniale, misto e DCF.
Calcolo del valore dell’azienda per la cessione, di cosa si tratta?
Il calcolo del valore dell’azienda per la cessione stima quanto vale un’impresa prima della vendita combinando dati di bilancio normalizzati (depurati dalle voci eccezionali o non ripetibili), metodi di valutazione riconosciuti e confronto con il mercato, per arrivare a un prezzo negoziabile e difendibile. I metodi più usati sono cinque:
- multipli dell’EBITDA, il margine operativo lordo, cioè ricavi meno costi operativi, prima di ammortamenti, interessi e imposte
- reddituale
- patrimoniale
- misto
- DCF, Discounted Cash Flow, cioè flussi di cassa attualizzati.
Dall’Enterprise Value (il valore dell’attività operativa, prima di debiti e liquidità) si sottrae poi la posizione finanziaria netta (i debiti finanziari al netto della liquidità) per ottenere l’Equity Value, il valore spettante ai soci.
La cessione può riguardare l’azienda, con imposta di registro (il tributo dovuto per registrare l’atto) proporzionale, oppure le quote, con imposta fissa e sconti di minoranza, ovvero riduzioni di prezzo per chi compra una partecipazione che non dà il controllo.
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Valore dell’azienda e prezzo di cessione: qual è la differenza
Il valore dell’azienda è la stima tecnica ottenuta con metodi di valutazione condivisi, mentre il prezzo di cessione è la cifra concordata in trattativa, influenzata da sinergie (i vantaggi che l’acquirente ottiene unendo l’azienda alla propria attività), urgenza del venditore, condizioni di pagamento e potere negoziale. La valutazione fissa quindi l’intervallo entro cui si negozia il prezzo finale.
I professionisti seguono i Principi Italiani di Valutazione dell’OIV (Organismo Italiano di Valutazione, l’ente che fissa gli standard professionali di stima), aggiornati nell’edizione PIV 2026 che si applica dal 1° gennaio 2027.
Il tema riguarda anche chi investe in equity crowdfunding (la raccolta di capitale online, in cui il pubblico sottoscrive quote di società tramite piattaforme autorizzate): all’exit (l’uscita dall’investimento, con la vendita della società o la quotazione in Borsa), il prezzo di cessione delle quote determina il ritorno rispetto alla valutazione pre-money (il valore attribuito alla società prima dell’aumento di capitale) del round (la singola operazione di raccolta).
Qual è la formula per calcolare il valore di un’azienda?
Una formula unica valida per tutte le aziende non esiste: la prassi combina almeno due metodi tra multipli, reddituale, patrimoniale, misto e finanziario, scegliendoli in base al settore, alla redditività e ai dati disponibili. Il confronto tra risultati diversi individua un intervallo credibile e giustifica il prezzo richiesto. Gli esempi riguardano la stessa PMI (piccola e media impresa) ipotetica, con ricavi annui di 3.000.000 di euro.
Metodo dei multipli: EBITDA per multiplo di settore
Il metodo dei multipli moltiplica l’EBITDA normalizzato dell’azienda per un coefficiente ricavato da transazioni comparabili (vendite di aziende simili per attività e dimensione) dello stesso settore, ottenendo l’Enterprise Value, cioè il valore dell’attività operativa prima di considerare debiti e liquidità. Per le PMI non quotate (le cui quote non sono scambiate in Borsa) i multipli dell’EBITDA si collocano spesso, in via indicativa, tra 3 e 6. Con un EBITDA normalizzato di 400.000 euro e un multiplo di 5, l’Enterprise Value è di 2.000.000 di euro. È il metodo più usato nelle trattative, ma dipende dalla qualità dei comparabili.
Metodo reddituale: reddito medio diviso tasso di capitalizzazione
Il metodo reddituale divide il reddito medio normalizzato atteso per un tasso di capitalizzazione che esprime il rendimento richiesto dall’acquirente per il rischio assunto, ed è adatto ad aziende mature con utili stabili. Si parte dall’utile d’esercizio (il risultato netto dell’anno, dopo tutti i costi e le imposte) degli ultimi anni, depurato dalle voci straordinarie (proventi e costi eccezionali, che non si ripeteranno). Con un reddito medio di 180.000 euro e un tasso del 12%, il valore è 180.000 / 0,12 = 1.500.000 euro. Il tasso pesa molto: con il 10% il valore salirebbe a 1.800.000 euro.
Metodo patrimoniale: il valore minimo di riferimento
Il metodo patrimoniale calcola il valore come differenza tra attività (ciò che l’azienda possiede: beni, crediti, liquidità) rettificate a valori correnti di mercato e passività (ciò che l’azienda deve: debiti e fondi) effettive, e rappresenta di norma la soglia minima sotto la quale al venditore converrebbe liquidare (chiudere l’azienda e vendere i beni separatamente).
Si parte dallo stato patrimoniale (il prospetto di bilancio che elenca attività e passività), rivalutando immobili, macchinari e crediti. Con attività rettificate per 1.400.000 euro e passività per 700.000 euro, il patrimonio netto rettificato è di 700.000 euro. Il limite del metodo è che ignora la capacità di generare reddito futuro.
Metodo misto patrimoniale-reddituale
Il metodo misto somma al patrimonio netto rettificato il valore dell’avviamento (il valore aggiuntivo che l’azienda ha grazie a clientela, marchio e organizzazione), stimato attualizzando (cioè riportando a oggi, con un tasso di sconto, somme attese in futuro) per un numero limitato di anni il sovrareddito, cioè la parte di reddito che supera la remunerazione normale del capitale investito.
Con un rendimento normale dell’8% su 700.000 euro (56.000 euro), il sovrareddito è di 124.000 euro. Attualizzato per cinque anni al 12%, l’avviamento vale circa 447.000 euro e l’azienda circa 1.147.000 euro. È molto usato nelle perizie (le relazioni di stima firmate da un professionista) sulle PMI italiane perché tiene insieme patrimonio e redditività.
Metodo finanziario (DCF)
Il metodo finanziario, o DCF, attualizza i flussi di cassa operativi (il denaro generato dall’attività tipica, al netto degli investimenti) attesi per i prossimi tre-cinque anni e aggiunge un valore terminale (il valore attribuito a tutti gli anni successivi al piano), ed è il più rigoroso in teoria ma richiede un piano previsionale (il business plan con le stime dei risultati futuri) credibile. È lo standard nel private equity (l’investimento di fondi specializzati nel capitale di società non quotate). Il valore terminale pesa spesso per oltre metà del risultato.
La tabella riassume i cinque metodi.
| Metodo | Formula | Quando si usa |
|---|---|---|
| Multipli | EBITDA normalizzato × multiplo di settore | PMI redditizie con comparabili |
| Reddituale | Reddito medio / tasso di capitalizzazione | Aziende mature con utili stabili |
| Patrimoniale | Attività rettificate – passività effettive | Holding (società che detengono partecipazioni) e aziende in liquidazione |
| Misto | Patrimonio netto rettificato + avviamento | PMI con patrimonio e utili rilevanti |
| DCF | Flussi di cassa attualizzati + valore terminale | Aziende in crescita |
Per confrontare i risultati serve un’avvertenza: multipli e DCF stimano l’Enterprise Value, mentre i metodi reddituale, patrimoniale e misto stimano direttamente il valore per i soci. Per metterli sullo stesso piano, dall’Enterprise Value va sottratta la posizione finanziaria netta: nell’esempio, come si vede nel paragrafo seguente, si passa da 2.000.000 a 1.550.000 euro, un valore vicino a quello ottenuto con il metodo reddituale.
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Come si calcola il prezzo di vendita di un’attività
Il prezzo di vendita si ottiene partendo da un EBITDA normalizzato, calcolando l’Enterprise Value e sottraendo la posizione finanziaria netta (PFN), cioè i debiti finanziari al netto della liquidità, per arrivare all’Equity Value spettante ai soci. La normalizzazione corregge le voci non ripetibili con il nuovo proprietario:
- compenso dell’amministratore riportato a valori di mercato
- componenti straordinarie o non ricorrenti
- affitti verso società collegate (riconducibili agli stessi soci) a canoni fuori mercato
Nell’esempio, con debiti finanziari per 600.000 euro e liquidità per 150.000 euro la PFN è di 450.000 euro: l’Equity Value scende da 2.000.000 a 1.550.000 euro. Il valore che incassa il venditore dipende quindi dalla struttura finanziaria tanto quanto dalla redditività. Prima della firma, la due diligence (la verifica approfondita di conti, contratti e rischi svolta dall’acquirente) verifica i numeri e può correggere il prezzo.
Cessione d’azienda o cessione di quote: cosa cambia
Nella cessione d’azienda si trasferisce il complesso dei beni aziendali, mentre nella cessione di quote si trasferisce la partecipazione nella società, che conserva patrimonio, contratti e debiti: le due strade hanno costi fiscali diversi.
- cessione d’azienda (asset deal, ovvero vendita dei beni): imposta di registro del 3% su avviamento e beni mobili, del 9% sugli immobili e dello 0,5% sui crediti, con l’aliquota più alta applicata all’intero prezzo se l’atto non lo ripartisce tra i beni. Dal 2025 le passività risultanti dalle scritture contabili riducono la base imponibile (la somma su cui si calcola l’imposta). L’acquirente risponde in solido (insieme al venditore) dei debiti risultanti dai libri contabili obbligatori
- cessione di quote (share deal, vendita della partecipazione): imposta di registro fissa di 200 euro. Per le persone fisiche la plusvalenza (il guadagno tra prezzo di vendita e costo di acquisto) è tassata con imposta sostitutiva (un’aliquota fissa, separata dall’IRPEF) del 26%, mentre le società possono accedere al regime PEX (participation exemption, che esenta dalle imposte il 95% della plusvalenza)
La scelta incide sul prezzo netto per entrambe le parti.
Calcolo dell’avviamento nella cessione d’azienda
L’avviamento è la differenza tra il valore complessivo dell’azienda e il suo patrimonio netto rettificato, e nella cessione si calcola con metodi aziendalistici (le tecniche di stima della prassi professionale), mentre l’Agenzia delle Entrate può verificarlo con un criterio forfettario, una formula standard.
Ai fini dell’imposta di registro, il fisco usa l’art. 2, comma 4, del DPR 460/1996, abrogato ma ritenuto valido come riferimento dalla giurisprudenza: media dei ricavi del triennio, per la percentuale di redditività, per 3.
Con ricavi medi di 3.000.000 di euro e una redditività del 6%, l’avviamento presunto è 180.000 × 3 = 540.000 euro. Nell’esempio il valore forfettario supera l’avviamento stimato con il metodo misto, circa 447.000 euro: in questi casi conviene documentare la stima con una perizia, perché il contribuente può dimostrare un valore diverso con elementi concreti, come ha ricordato la Cassazione (ordinanza n. 15396/2021). Con un prezzo dichiarato molto inferiore, l’Ufficio può rettificare il valore e chiedere la maggiore imposta.
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Come si calcola il valore di una quota di una SRL per la cessione
Il valore di una quota SRL si calcola applicando la percentuale di partecipazione all’Equity Value della società e correggendo il risultato con premi di maggioranza (maggiorazioni pagate da chi acquista il controllo) o sconti di minoranza e con gli effetti delle clausole statutarie (le regole fissate nello statuto della società). Tre grandezze vanno tenute distinte:
- valore nominale: quota del capitale sociale (la somma dei conferimenti dei soci indicata nell’atto costitutivo), per esempio 10.000 euro per il 20% di 50.000
- valore patrimoniale: quota del patrimonio netto (la differenza tra attività e passività) contabile
- valore economico: quota dell’Equity Value
Nell’esempio, il 20% di 1.550.000 euro vale 310.000 euro; con uno sconto di minoranza ipotetico del 15% il valore scende a circa 263.500 euro. Il calcolo del valore di una quota SRL per la cessione considera anche prelazione (il diritto degli altri soci di comprare per primi), gradimento (l’assenso richiesto per l’ingresso del nuovo socio) e altri limiti statutari, che restringono gli acquirenti.
Quanto vale un’azienda rispetto al fatturato?
Il valore rispetto al fatturato si stima moltiplicando i ricavi per un multiplo di settore, un metodo rapido ma impreciso, perché due aziende con lo stesso fatturato possono avere margini (la parte dei ricavi che resta dopo i costi) e valori molto diversi. Con i ricavi dell’esempio, 3.000.000 di euro, e un multiplo ipotetico di 0,6, il valore indicativo è 1.800.000 euro. Il multiplo del fatturato va quindi sempre affiancato a un metodo basato sui margini.
Domande frequenti
Chi redige la perizia di valutazione dell’azienda?
La perizia è redatta di norma da un dottore commercialista o da un revisore legale (il professionista abilitato al controllo dei bilanci) esperto in valutazioni, che può giurarla (cioè asseverarla, confermandone il contenuto sotto giuramento) in tribunale o davanti a un notaio per darle valore probatorio verso terzi.
La perizia è obbligatoria per cedere quote o aziende?
Nella compravendita tra privati la perizia è facoltativa e resta consigliabile, mentre diventa necessaria per legge in casi come conferimenti in società (apporti al capitale di beni diversi dal denaro), trasformazioni (il cambio di forma giuridica, per esempio da società di persone a società di capitali) e rideterminazione fiscale del valore delle partecipazioni (l’aggiornamento del costo fiscale, pagando un’imposta sostitutiva).
Quali documenti servono per la valutazione?
Per una valutazione affidabile servono gli ultimi tre-cinque bilanci, la situazione contabile aggiornata (i conti provvisori dell’anno in corso), il dettaglio di debiti e crediti, i contratti principali e un piano previsionale con le ipotesi su ricavi, costi e investimenti.
L’investimento in progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.