P2P lending: tutto quello che c’è da sapere nel 2026

Il P2P lending è una forma di investimento che mette in contatto diretto prestatori e richiedenti, senza intermediari tradizionali. Scopri come funziona? Quali sono le migliori piattaforme e come può determinare rendimenti interessanti?

 

Peer to peer lending, significato e definizione

Il P2P lending (peer to peer lending, in italiano prestito tra privati) è una forma di prestito di denaro che avviene direttamente tra soggetti, senza alcuna intermediazione bancaria. Il prestito peer to peer nasce negli anni 2000 nel mondo anglosassone. L’idea di fondo è che chi ha liquidità disponibile possa impiegarla come forma di investimento, così da ottenere un rendimento superiore ai prodotti bancari tradizionali.

In questo modello, la piattaforma di P2P lending agisce come marketplace digitale. Valuta le richieste di finanziamento, assegna un rating di merito creditizio e facilita l’incontro tra domanda e offerta di capitale.

A differenza di quanto avviene con un intermediario finanziario classico, il denaro non transita nel bilancio della piattaforma. Questa disintermediazione abbassa i costi e permette di offrire tassi competitivi sia ai finanziatori che ai richiedenti.

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Tipologie di P2P lending

Il P2P lending si declina in diverse forme, a seconda del soggetto finanziato e dello scopo del prestito. Conoscerle è fondamentale per scegliere la strategia di investimento più adatta.

Le categorie di P2P lending sono:

  • consumer lending: prestiti a persona fisica per scopi personali, come ristrutturazione casa o acquisto di beni durevoli
  • business lending: finanziamenti a PMI e startup, spesso con durate brevi e tassi più elevati
  • real estate lending: il prestito peer to peer è garantito da ipoteca su immobili. Offre maggiore sicurezza ma tempi più lunghi
  • Invoice trading: le aziende cedono fatture commerciali per ottenere liquidità immediata.

Alcune piattaforme di lending crowdfunding si specializzano in un solo segmento. Altre offrono un mix di prodotti. La diversificazione tra più tipologie riduce il rischio complessivo del portafoglio.

 

Come funziona il P2P lending?

Il processo è lineare: ci si registra su una piattaforma, si depositano i fondi e si selezionano i prestiti in cui investire, ricevendo poi capitale e interessi secondo un piano prestabilito.

Le fasi del ciclo di un prestito peer to peer:

  • richiesta di finanziamento: l’azienda o la persona fisica presenta la domanda con documentazione finanziaria
  • valutazione del merito creditizio: la piattaforma analizza il profilo di rischio e assegna un rating
  • pubblicazione sull’asta: il prestito viene reso disponibile agli investitori con tasso di interesse e scadenza
  • raccolta fondi: gli investitori finanziano il prestito in quote, anche di importo minimo ridotto
  • rimborso: il richiedente rimborsa il prestito con gli interessi, solitamente con rate mensili.

Molte piattaforme di peer to peer lending mettono a disposizione anche mercati secondari. L’obiettivo è dare la possibilità di cedere i crediti prima della scadenza, aumentando la liquidità dell’investimento.

Alcune piattaforme gestiscono il processo in modo automatico, tramite un autoinvest. Il sistema alloca il capitale secondo i parametri impostati dall’investitore, come il rischio massimo e la durata desiderata.

 

Quali sono le migliori piattaforme P2P lending in Italia?

I p2p lending italiani migliori sono quelli regolamentati, con storico documentato, rendimenti coerenti e alta trasparenza sui progetti finanziati. Scegliere le p2p lending migliori non è solo questione di rendimento. Occorre valutare diversi criteri:

  • regolamentazione: la piattaforma deve essere autorizzata da Banca d’Italia o da un’autorità equivalente in Europa.
  • track record: quanti anni opera, quale tasso di default storico ha registrato.
  • mercato secondario: la presenza di mercati secondari garantisce più flessibilità in uscita.
  • diversificazione dei progetti: più segmenti coperti significano un rischio distribuito.
  • trasparenza informativa: bilanci, statistiche sui rimborsi e documentazione completa devono essere accessibili.

Tra i p2p lending italiani più noti si possono indicare:

  • Trusters (Gruppo CrowdFundMe): piattaforma di lending crowdfunding del Gruppo CrowdFundMe, che ha chiuso il 2025 con 34 milioni raccolti, segnando un +15% anno su anno. Focalizzata sul real estate e sulle PMI, opera nel quadro normativo europeo ECSP
  • Prestiamoci: principale operatore italiano di credito tra privati, attivo da oltre 10 anni, autorizzato e vigilato da Banca d’Italia. Si specializza nei prestiti personali tra privati con un processo automatizzato e trasparente
  • Smartika: di proprietà di Banca Sella Holding, offre un’interfaccia semplice e intuitiva, specializzata nei finanziamenti tra privati con un investimento minimo di 100 euro. I rendimenti oscillano tra il 5% e il 7% e il capitale viene distribuito automaticamente tra centinaia di richiedenti, abbattendo il rischio di default concentrato
  • Soisy: piattaforma italiana con licenza di Istituto di Pagamento da Banca d’Italia, focalizzata sul credito al consumo per acquisti su e-commerce convenzionati, con rendimenti tra il 4% e il 6%. La soglia d’ingresso è di soli 10 euro.

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Legislazione sul prestito peer-to-peer

In Italia, le piattaforme di lending crowdfunding devono essere autorizzate da Banca d’Italia come istituto di pagamento o come gestore di portali di crowdfunding, secondo le norme europee.

Il quadro regolatorio è cambiato significativamente con il Regolamento Europeo 2020/1503 sul crowdfunding, entrato pienamente in vigore nel 2023. Da quel momento, le piattaforme di peer to lending che operano in Europa devono ottenere un’autorizzazione specifica come ECSP (European Crowdfunding Service Provider).

Dal punto di vista operativo, le piattaforme devono essere iscritte nei registri tenuti dall’autorità competente del Paese di origine. In Italia questo ruolo spetta a Banca d’Italia per le funzioni di pagamento e alla Consob per la tutela degli investitori.

Dal punto di vista fiscale, i rendimenti da P2P lending sono soggetti a tassazione come redditi di capitale. In Italia l’aliquota ordinaria è del 26%, salvo esenzioni specifiche. Gli investitori devono essere consapevoli degli obblighi dichiarativi, soprattutto per piattaforme estere.

 

Quali sono i vantaggi del P2P lending?

Il P2P lending offre rendimenti superiori ai prodotti bancari, accessibilità con importi minimi bassi e diversificazione del portafoglio, sia per chi investe che per chi cerca liquidità.

Per gli investitori, i principali vantaggi sono:

  • rendimenti interessanti: il tasso di interesse medio oscilla tra il 5% e il 12%, nettamente superiore ai conti deposito
  • accesso semplificato: non servono grandi capitali. In molte piattaforme si può essere operativi già con 100 euro
  • diversificazione: può essere possibile distribuire il capitale su decine di prestiti diversi, riducendo l’esposizione a un singolo default
  • liquidità: grazie ai mercati secondari, è possibile cedere i propri crediti prima della scadenza naturale
  • trasparenza: ogni progetto è documentato. L’investitore conosce il richiedente, il merito creditizio e la destinazione del prestito.

Per chi richiede un prestito tra privati o accede a una piattaforma di P2P lending come impresa, il vantaggio è nella velocità. I tempi di erogazione sono spesso di pochi giorni, contro le settimane richieste da un intermediario finanziario tradizionale.

 

Qual è il rischio dell’utilizzo del P2P?

Il rischio principale del P2P lending è il default del richiedente. Non essendoci garanzie statali come nel sistema bancario, la perdita del capitale investito è concreta e va gestita con consapevolezza.

Dal punto di vista del rischio, è utile distinguere tra diverse categorie:

  • rischio di credito: il richiedente non rimborsa il prestito. La valutazione del merito creditizio mitiga ma non elimina questo rischio
  • rischio di piattaforma: se la piattaforma di P2P lending chiude, il recupero dei crediti diventa complesso. Scegliere operatori regolamentati è fondamentale
  • rischio di liquidità: senza mercati secondari attivi, il capitale può essere bloccato fino alla scadenza del prestito
  • rischio di concentrazione: investire tutto su pochi prestiti amplifica l’effetto di ogni singolo default.

Le istituzioni finanziarie e le autorità europee hanno aumentato i controlli proprio per ridurre questi rischi. Le piattaforme che operano come istituto di pagamento autorizzato devono essere sottoposte a audit periodici e mantenere fondi di riserva.

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L’investimento di progetti di crowdfunding può comportare il rischio di perdita del capitale investito. Per ogni informazione, consulta la sezione Termini e Condizioni sul nostro sito.

 

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