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I servizi di consegna cibo a domicilio sono sempre piùdiffusi, soprattutto al Nord.
Ma c’è una start up italiana che è riuscitanell’impresa di conquistare il Sud del Paese: PrestoFood.it.
“L’idea mi è venuta a Londra dove facevano food delivery giàda tempo. Così ho deciso di lanciare una start up nel Sud Italia”, raccontaGuido Consoli, fondatore della società.
Così, nel 2013, il progetto muove i primi passi. Poi, nelmaggio 2016, nasce PrestoFood.it Srl, che oggi è il quarto food delivery inItalia per fatturato (dopo Deliveroo, Foodora e Justeat) e il primo delMezzogiorno.
Il servizio, al momento, è presente a Catania, Palermo, Messina,Reggio Calabria e Lecce. Secondo Consoli, il segreto del successo diPrestoFood.it è quello di “conoscere il territorio e la popolazione del Sud, cheha sempre diffidato da servizi online”.
La società, per esempio, oltre alla appha avviato anche un call center per i clienti più lontani dalla tecnologia mache comunque hanno il desiderio di ordinare a domicilio.
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“Siamo riusciti arassicurare l’utente – spiega Consoli – Per i player internazionali èimportante il pagamento online, noi facciamo pagare anche in contanti allaconsegna. Inoltre non abbiamo limiti di distanza per il delivery: le città delSud sono più piccole di località come Milano, ma si sviluppano in provincia”.
E per continuare a crescere, PrestoFood.it ha lanciato unacampagna di equity crowdfunding sulla piattaforma Crowdfundme. L’obiettivo èraggiungere quota 100 mila euro, di cui oltre 27 mila sono già stati investiti.
“Abbiamo fatto questa scelta per completare la nostra roadmap e velocizzare il processo di sviluppo”, dice Guido Consoli. Il servizio neiprossimi mesi sarà infatti esteso a Cagliari, Bari, Sassari e Napoli. I fondi,inoltre, serviranno ad aumentare i ristoranti associati, a investire in servizipubblicitari e potenziare la presenza nelle città in cui PrestoFood.it è giàpresente. Infine, il capitale raccolto servirà per migliorare la logistica,l’app e l’algoritmo di dispatching: ogni fattorino avrà il calcolo dei guadagnidella serata o in un dato periodo, riceverà le comande assegnate e comunicheràgli aggiornamenti dello stato dell’ordine all’utente.
CFM 2018 ricolorato1.jpgIl risultato del fatturato del primo trimetre 2018 diPrestoFood.it è di oltre 370 mila euro (a fronte di una previsione di 330mila). Nel 2017, invece, il risultato annuo è stato di 584 mila euro, oltre 4volte il fatturato del 2016 (135 mila euro). Ad oggi la società ha effettuatoquasi 60 mila ordini ai clienti e ha ottenuto 10 mila download su Android eoltre 12 mila su iOS. Gli utenti attivi su base mensile sono circa 22 mila.

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Il servizio è attivo da mezzogiorno a mezzanotte, e uno deipunti di forza è la puntualità della consegna. PrestoFood.it è infatti statagiudicata dal magazine StartupItalia! come la società di food delivery piùefficiente in termini di qualità e costi di consegna.
Nella strategia della società, inoltre, rientra la scelta dipuntare su ristoranti di qualità medio-alta, che altrimenti non farebberoconsegne a domicilio. Un’altra particolarità di PrestoFood.it è quella che ifattorini non devono aprire una partita Iva perché hanno tutti un contratto dadipendente. “Sarebbe impossibile con il tasso di disoccupazione che c’è al Sudtrovare persone disposte aprire partita Iva”, spiega Consoli.
L’azienda ha un’unica sede operativa a Catania, scelta chepermette di contenere i costi fissi in caso di espansione in altre località.Per crescere è stato preparato un piano standard: ogni nuova attività vieneavviata in circa 1 mese con un budget di 30 mila euro, a cui si aggiungono 40mila euro per la campagna di marketing collegata.
Per la sua posizione leader nel Sud Italia e grazie aiclienti fidelizzati, PrestoFood.it potrebbe risultare molto appetibile aigrandi concorrenti che puntano a conquistare l’intero mercato italiano. “Adessopensiamo al nostro brand – dice Consoli – Ma abbiamo iniziato anche a pensareche PrestoFood.it sia interessante per un player internazionale, che possaacquisire non una città sola, ma un pacchetto completo che è quello del SudItalia, dove altre società non sono riuscite ad attecchire”.
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