vino.jpgLa digitalizzazione può arrivare a cambiare anche i settori in apparenza più tradizionali e tradizionalisti, come quello del vino. È quanto emerge dalla ricerca di PwC “Il settore del vino in Italia e la generazione Y”, condotta tra i consumatori italiani tra i 18 e i 34 anni di età.

Il vino e il suo consumo è, per i Millennials, più un’occasione di socialità rispetto ad un semplice accompagnamento al pasto, come per le generazioni precedenti. Per le nuove generazioni il vino è un elemento di cultura, rappresentativo di uno stile di vita. Le occasioni in cui viene consumato diventano così più eterogenee: addirittura il 62% preferisce condividere una buona bottiglia in compagnia del amici nella propria casa, mentre solo il 5% dà la sua preferenza al ristorante. Attraverso l’uso della Rete i più giovani riescono ad approfondire e informarsi sulle caratteristiche di ogni singola etichetta in tempi brevissimi: dalla produzione, agli abbinamenti al territorio, passando per le migliori modalità di consumo, dalla temperatura al tipo di calice più adatto.
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Questa grande capacità di informarsi e l’elemento di importanza culturale attribuita al vino si riflette in una scarsa fedeltà a un singolo marchio o brand. Anzi, i Millennials si fanno attrarre dalle iniziative di marketing innovative, per esempio nel packaging, mentre i canali con cui selezionano i prodotti vedono sempre più in prima fila i social media come Facebook e Twitter (42%) o quelli basati sulle immagini come Instagram, Snapchat e Youtube, in aggiunta ai siti internet, usati per fare confronti.
In Italia i consumatori Millennials rappresentano una buona fetta di chi beve vino, in particolare tra le donne: il 32% delle clienti donna che consuma vino è di questa generazione, il 25% tra i consumatori uomini. Il dato 2016 vede, rispetto al 2014, una crescita del 12% tra le Millennial donna e del 13% tra gli uomini.

winelivey_logo.pngUn contesto di questo tipo è ideale per lo sviluppo delle startup che sfruttano e assecondano questi nuovi modi di consumare uno dei prodotti Made in Italy di maggior tradizione e varietà. Un esempio è Winelivery, che estende al settore del vino di qualità il modello della consegna a domicilio che sta facendo la fortuna di un buon numero di piattaforme. Avviata meno di due anni fa da Francesco Magro e da Andrea Antinori, è attiva al 100% nella sua versione definitiva da agosto 2016. In Italia il modello del food delivery sta crescendo impetuosamente e Winelivery punta ad una nicchia molto redditizia grazie alle tradizioni del nostro paese e, come si è visto, alle nuove abitudini dei millenials.

Rispetto al food delivery e ad un servizio come Amazon Prime dispone di un’offerta più ampia e di una qualità molto superiore dei suoi prodotti, vini da enoteca non presenti nella grande distribuzione. Winelivery dispone di un altro considerevole vantaggio competitivo rispetto ad altri player nel settore: rispetto ai siti di e-commerce di vino può consegnare in tempi brevi: 30 minuti senza costi aggiuntivi e all’ottimale temperatura di consumo.
Per sostenere lo sviluppo della startup, è stata lanciata una raccolta di equity crowdfunding sul portale Crowdfundme con un obiettivo minimo di 50 mila euro, che corrispondono al 4% del capitale di Winelivery, valutata pre-money 1,2 milioni di euro. Il capitale raccolto sarà utilizzato per tutti i quattro pilastri del modello di business di Winelivery: marketing, tecnologia, logistica e prodotto.